lunedì 6 settembre 2010

troppo sangue

Troppo sangue, dico, troppe ossa.Da saliva a saliva,
troppa grazia.
Dalla Tua bocca alle mie gambe,
ogni nostro atto ha il sapore di un incesto.
Siamo fatti della medesima carne.
Red Lilith{LN}

allo specchio

Lavoro come una clarissa tutto il giorno e di notte somiglio a una lupa irrequieta che ulula alla luna. Rispondo alla dottrina con l’eresia. Osservo le mie esuberanze con l’occhio complice di una compagna di baldoria. La pietra per la lapidazione è pronta, ma nessuno osa coglierla. Forse è scoppiata una bomba nel cassetto del Super-Io. Anzi, è così certamente.
Red Lilith{LN}

api operose

Good morning Vietnam.
Il rientro a lavoro è come un isolamento forzato in trincea. Non si tratta di barricate o di fosse scavate nella terra, ma di palazzi che si affacciano su altri palazzi e sui loro calcinacci. Alveari che non odorano, celle che non producono neppure miele. La mia, si trova nella stanza centrale, di un appartamento centrale, di una palazzina signorile situata nel centro della città.
E nei corridoi di quelle celle, le giornate diventano sentieri costellati di trabocchetti, mine pronte a far sentire il loro fragore. Esplosioni che sminuzzano l'integrità umana in mille pezzi. Si procede in una guerra che dura tutto un inverno per poco più di una razione di cibo e un po' di aria condizionata in estate.
La mia lingua è un vocabolario pregno di verbi da coniugare. Le pupille osservano l’umanità e i suoi cambiamenti. Contemplare il centro del proprio ombelico è guardare un decimo della realtà visibile
Red Lilith{LN}

la coscienza di giuda

Il prezzo del tradimento, i trenta denari.
Eppure, non hai la forza di tenerli in mano. E li lasci andare via,

chè quando la coscienza non è tranquilla,
anche il denaro diventa un tormento. Povero Giuda. Una croce e un albero per un impiccato.
Red Lilith{LN}

appunti sparsi

Omini e donnine intelligenti,


anime sofferenti,

pervicaci,

diabolicamente refrattarie.

Resistenza al dolore,

il martirio,

cristianità sessuale:

una vulva, un membro,

seghe mentali di contorno.

Parigi di sera,

lo sporco, quindi l'erotico.

Capacità di analisi,

ragionamento,

sacerdozio dell'ideologia

l'illusione

il mercimonio

- abbia inizio la lapidazione -.

La mia ambizione,

spiare il mondo dall’alto

la nausea, il rigetto,

il mio sogno di rivoluzione

uno sfintere

il contingente. Red Lilith{LN}

quelli che non reggo più

Certa umanità non la reggo più. I negozianti che alzano i prezzi nel periodo dei saldi, gli impiegati pubblici che ti fanno sentire in colpa quando fanno il loro dovere, quelli che fanno i furbi e non rispettano le code, quelli che quando tutto va bene devono trovare un motivo verosimile per cui stare male, quelli che per dare senso al proprio tempo hanno bisogno di litigare con chiunque altro, quelli che se non stanno male stanno male e quando stanno male svegliano tutto il vicinato, quelli che hanno L’Unità sotto il braccio ma la parola “sociale” l’hanno dimenticata nel Moncler - nel taschino con la Montblanc -, quelli che credono che il TG4 sia un telegiornale, e che il TG5 faccia informazione imparziale, e che la RAI sia una TV di Stato, quelli che quando vanno all’estero mi fanno vergognare di essere italiana, quelli che si mettono in fila anche quando volano con Alitalia, quelli che quando si trasferiscono al Nord iniziano ad inserire gli articoli davanti ai nomi propri di persona, quelli che ridono alle battute di Berlusconi, quelli che non hanno pianto neppure una volta pensando alla monnezza che ricopre il nostro Paese, quelli che fingono di lamentarsi dei propri difetti per costringerti a dire che sono dei pregi, quelli che fanno le domande e non ascoltano le risposte, quelli che giudicano le miserie degli altri per dimenticare le proprie, quelli che sono i primi a borbottare e gli ultimi ad attivarsi per cambiare le cose, quelli per i quali i rapporti umani si misurano sul bisogno, quelli che sono baci e TVB dopo pochi secondi: oggi fedeli a te, domani a un altro, quelli che riciclano lo stesso SMS a tutti i numeri presenti nella rubrica telefonica, quelli per cui tanto più hai tanto più vali, quelli che su Facebook fanno le faccette idiote, quelli che si disperano perché la colf ha chiesto un giorno di permesso o perché Hermes ha i prezzi troppo alti, i mafiosi, i faccendieri, gli intolleranti, i fanatici, i latinisti, gli stacanovisti, i perbenisti, i moralisti, gli anticonformisti, gli avanguardisti, quelli che adesso non ricordo, ma prima o poi inserirò nell'elenco.
Avrei giustappunto un posto libero in cui farvi andare.
Red Lilith{LN}

appunti

Nella borsa la guida dell'Irlanda,

ci metto anche il K way, che fuori c’è il sole ma il Vento potrebbe soffiare forte. Sdraiata al sole, la testa nel vuoto, sul margine estremo della scogliera di Moher, prendo appunti sul retro della cartina, per non rischiare di dimenticare la sensazione indicibile di questo 11 agosto 2010, questo sentirmi bellissima, libera e leggera, di una bellezza silenziosa, di una leggerezza che può conoscere soltanto chi ha indossato per anni un macigno ed è riuscito con fatica a gettarlo via.
Lacrime-sudore-solitudine. Io lo so quanto costa un sorriso. Ed è per questo che non mi permetto più di sprecarlo in pensieri viziosi, nè di barattarlo con lacrime avvelenate.
Red Lilith{LN}

un pomeriggio d'estate

Sento nascere, placido, quasi per scherzo, un pianto antico, una nostalgia imbevuta di rabbia giovane. Giro per le strade di questa città arroventata dal sole, sull’asfalto che suda calura, tra i palazzi che respirano affanno, lasciando nell’aria un caldo umido, una poltiglia, che d’ossigeno non ha più nulla. Cammino, quindi, nel vuoto che occupa i vicoli spogli d’ombra di questa città stanca, cotta dal sole, un poco. E lì, in fondo alla strada, il muso sporco di un cane randagio, assonnato, certa allusione ad una certa umanità. So che per te “speranza è non volerne, speranza”* e che l’oblio cui aspiri è nella fissità di una morte anticipata: null’altro ti serve per i giorni che verranno se non una cuccia appena ombreggiata, un osso di pezza, un padrone che ti bastoni e ti nutra con i suoi avanzi. Poca cosa – ammettilo – restare lì senza attesa, se non del nulla e di qualche pasto, ogni tanto. Ma non c’è scampo, lo so. La solitudine divora con fame feroce ogni energia vitale e si nasconde nelle celle di una città arsa dal sole, tra cartelloni colorati della pubblicità (guarda: borse, collane, bocche sorridenti, perfezione), nel latrato di un vecchio cane che non impietosisce più nessuno, nella mano arida di un ancor più vecchio padrone ozioso … nei suoi avanzi.

Red Lilith{LN}

quasi morta

Se ti dicessi che mi manchi da spezzare il fiato, ne rideresti dicendo “respiri ancora”.
Eppure, concentrandomi sui movimenti del mio corpo, posso sentire quella frazione di tempo infinitamente breve in cui il respiro s'arresta, e il cuore interrompe il suo battito e la vita sembra fermarsi. Ecco, è in quella pausa brevissima, in quell’intervallo di tempo tra due respiri e tra due battiti, in quell’attimo in cui la vita tace… è lì che risiede la tua mancanza. E in quel silenzio greve, appena percepibile alla mente, io giaccio, ghiacciata, quasi morta.

Red Lilith{LN}

giovedì 26 agosto 2010

un’aurora senza tempo

Certi giorni dovrebbero iniziare un po' alla volta, presentarsi al citofono con discrezione, salire su per le scale lentamente, bussare alla porta con un tocco leggero, portando con sé l’odore di caffè caldo e cornetto appena sfornato.


Certi giorni dovrebbero dare il tempo di trovare un valore, un qualunque valore, da rendere alle ore che arriveranno, e prolungarsi in un’aurora senza tempo, permettere alla luna di condividere il cielo con il sole, senza scissione, fino ad attendere la coincidenza con la prossima notte.

Certi giorni dovrebbero avere il suono melodico di un pianoforte, con i suoi tasti bianchi ed i suoi tasti neri, assecondare la fragilità delle nostre emozioni, quelle cantate solo di notte, quelle che spesso la luce ignora.

Certi pensieri dovrebbero avere il coraggio di nascere con il sole, crescere con la luce del giorno, camminare ad est ad ovest, raggiungere lo zen della consapevolezza a mezzogiorno fino ad annegare in un caldo mare arancione.

Ti stupiresti nello scoprire che, di giorno, i desideri sono gli stessi della notte, hanno la stessa forma e la stessa grandezza. Hanno solo i contorni più netti. E portano con sé l’odore di caffè caldo e cornetto appena sfornato.

Red Lilith{LN}

il frutto che non froda

L’ acidità delle ore corrosive. Punta il bersaglio al centro della mia mente - e la bombarda - traccia solchi nella memoria, che il Vento subito dopo spiana.


C’è posto negli anfratti del mio corpo per sentire pulsare il Tuo sangue. C’è posto sulla mia lingua per gustare avidamente il Tuo seme. E nella bocca si spande quel sapore conosciuto del frutto che non froda.

Ad occhi chiusi, distinguo immagini di lingue roventi che assaporano i propri fuochi, acuminate come spade che accarezzano i sessi come il freddo metallo, e corpi avvinghiati, e mani che frugano rapacemente tra corpi avvinghiati e braccia che diventano lacci e bocche che non respirano più: ansimano frementi finché gli occhi si sciolgono in una calda lacrima. Siamo simili agli dei quando beviamo il succo dei nostri desideri. Fa di me un tempio del suo dio degno, quel dio che il mio corpo ogni notte invoca.

Red Lilith{LN}Red Lilith{LN}

Riportando tutto a casa

Quella notte, quella notte a casa, quella notte nella sua vecchia casa, Hanna si svegliò sognando i mille cieli d’Irlanda.

Quella notte, e la notte dopo, e per tante notti ancora, Hanna sognò quei mille cieli, le nuvole gonfie che l’avevano avvolta durante il viaggio, l’odore del vento dell’ovest, forte di oceano, acre di terra, prepotente come i suoi ricordi, gentile come i fianchi scuri delle torbiere, pungente come la pioggia che pizzica la pelle in una fredda mattina di agosto, amaro come un sorso di birra scura nella notte dell’addio, allegro come un vecchio ubriaco che intona Molly Malone.

Quella notte Hanna si svegliò con gli occhi sconsolati e il cuore stretto in un nodo. E ripensò alle 50 sfumature di verde delle brughiere e all’odore di vita dei pub affollati di Temple Bar, alle pietre nere dei campanili, alle tinte vivaci delle case dei pescatori, all’esplosione di colori del Connemara, alle lacrime che aveva lasciato sulle scogliere di Moher.

Quella notte, e nelle notti che seguirono, Hanna continuò a svegliarsi, all'improvviso, lontana da quei cieli e dai quei colori. Ma le bastava chiudere gli occhi un attimo per sentire che l’Irlanda non era troppo lontana dal suo cuore.
Red Lilith{LN}

giovedì 5 agosto 2010

Il Maestro e il Suo Riflesso

Sono all'estremità del Tuo laccio e sento la Tua mano che mi tira a sé. Ad ogni strappo avverto un bruciore lieve sulla pelle, ma non è ancora male. Ogni tanto penso di aver spostato più in là la mia soglia del dolore. E ogni tanto penso che sia un buon affare.
Ogni collare indossato grava su chi lo porta con il peso della responsabilità. Ci sono volte in cui ne sento tutto il carico sulle mie azioni, e prego le stelle di esserne sempre degna custode. Ma credo che farei a pezzi chiunque volesse portarmelo via. Ogni tanto il peso mi sbilancia, spostando un po’ più in là il mio baricentro. Incedo lentamente verso la Tua mano, ed ho lo sguardo perso dietro i miei passi. Chino la fronte al suolo e scopro nel piacere di andare incontro al mio destino, una gioia sottile ed arcana. Sollevo il capo e Ti guardo. Il mio sguardo è adorante, ed è un’adorazione rivolta anche verso la donna che vedo riflessa nei Tuoi occhi. La luce e l’ombra che un tempo dannavano le mie notti, non lottano più tra loro. Ma scorrono insieme, come una corrente sola, scivolando languidamente tra le Tue lenzuola. Rinnovamento, rivoluzione della percezione. Scivolo sul piano inclinato della consapevolezza e non so più fermarmi. Sono tutto ciò che vedo riflesso nei Tuoi occhi. Anche la terra e il cielo e la luna che stasera è così bella. Solo guardando nei Tuoi occhi riesco a riconoscere l'abisso del nulla o l'abisso del tutto e a caderci dentro senza timore. Senza più nome. Senza più peso.
Red Lilith{LN}

mercoledì 4 agosto 2010

l’Irlanda è la parte migliore di me

La bellezza del viaggio è nel viaggio, certo. Ma c’è un momento, un intervallo di tempo, a volte brevissimo, a volte lungo giorni, che mi piace in egual misura ed l’attimo in cui prende forma la consapevolezza che il giorno della partenza è vicino, appena oltre la porta dell’oggi. E' l'attimo in cui inizio a pensare a ciò che dovrò portare con me e mettere in valigia, perchè ciò che si porta con sè durante un viaggio ha il sapore di una cernita, di una scelta, tra ciò che nella propria vita è importante e ciò che non lo è, tra ciò che è dovere e ciò che ci fa stare bene, tra ciò che ci enfatizza il nostro cararattere e ciò che lo nasconde. Porterò con me la mia Appartenenza, un taccuino e la mia voglia di fissare con l'inchiostro, per sempre, le mie emozioni. Porterò con me la macchina fotografica per immortalare istanti di vita ed arricchire il diario delle Nostre emozioni, porterò un paio di scarpe comode, i miei jeans più consumati, i miei cd preferiti, la mia passione più autentica, il mio sorriso più pulito. Porterò con me, tra le pagine del mio taccuino, due occhi che hanno visto tanto incanto ed hanno bisogno di incantarsi ancora. Lascerò a casa il mio ruolo sociale, l’orologio, il conformismo che si nasconde nelle pieghe del tailleur, le preoccupazioni del contingente, l’ansia del domani. Questo viaggio è un viaggio leggermente diverso dai soliti. Ha il sapore di un viaggio dentro me stessa, di un percorso nei mie sogni più remoti, nella parte migliore della mia anima. Un viaggio che affronterò con Colui che ha saputo interpretare ogni mio più piccolo sogno e farlo diventare realtà. E per questo non smetterò mai di ringraziarlo.


[l’Irlanda è la parte migliore di me e Tu sei la mano che dà forma ad ogni mio desiderio più profondo].

Red Lilith{LN}

martedì 3 agosto 2010

Un gatto con la coda strada

C’era una volta e forse c’è ancora, in un bosco ai piedi del Grande Monte, un gatto nero con la coda strana. Qualcuno giura che fosse uno scoiattolo. Dipende da come vedi il mondo e dal nome che vuoi dare alle cose.
C’era una donna poco più in là del ruscello, con gli occhi avviliti dal peso di anni che scorrevano lasciando segni e nessun senso. “C’era una volta” diceva, “e ci sarà ancora”.
La gente si racconta fiabe bellissime quando la realtà la affligge. E molto spesso le racconta guardandosi allo specchio quando non ha nessuno da mettere a letto.
C’era un treno oltre la collina. Non era una carrozza di prima classe, ma bisognava prenderlo al volo, ché le occasioni non viaggiano sempre su treni di lusso e passano ogni quarto di storia.
C’era una donna che si raccontava fiabe e un gatto nero con la coda strana. E c’era un treno di seconda classe che passava per i binari dell’Altrove.
A volte le occasioni viaggiano su treni persi, su binari sconnessi, su carrozze fatiscenti. Non lo diresti che sono occasioni, ma lo sono. E se resti in attesa di carrozze di prima classe, rischi di restare nel bosco, chissà per quanto ancora, con gli occhi avviliti dal tempo e con in testa una favola che dice… “c’era una volta… e ci sarà ancora”.

Red Lilith{LN}

lunedì 2 agosto 2010

Alterità e soggezione

Il mio non è dare le cose per scontate, ma è essere sicuri di quel che si è e che si vive.
Non “cedo" ai complimenti. Li accetto come fossero un omaggio e ringrazio chi ha visto del bene in me. Ma gli omaggi, in quanto tali, non si aspettano ricompensa. Un omaggio è fatto con spirito di gratuità, non viene dispensato allungando la mano. O non dovrebbe.
Non conosco forma di riverenza alcuna se non verso Colui che cammina al mio fianco e mi guida. Non c’è alterità in questo, ma semplice consapevolezza del proprio valore. E di questa consapevolezza acquisita devo dare merito al mio Maestro.
Red Lilith{LN}

appunti

La frustrazione degli esseri umani deriva - troppo spesso - dall'incapacità di dare nuovi stimoli al proprio cammino.


Red Lilith{LN}

riflessioni

"Fede... fede... porta con sè il fardello del dogma, di chi pur non vedendo dio, crede. In questo caso non è propriamente fede... dio a me si è rivelato, si rivela ogni giorno e ogni giorno mi "benedice" con il suo bene. Io ho solo avuto gli occhi puliti per riconoscerlo, il cuore aperto per accoglierlo, la passione per essergli devota, la mente onesta per seguirlo. Fedelmente e con fiducia".


Red Lilith{LN}

dall'alba al tramonto

Tra Galway e le Scogliere di Moher ci sono due fiumi tortuosi, due varianti di retta che si incrociano su più punti. Scorrono vicini, si toccano, tra un bosco e una brughiera, si fondono, e poi si riseparano. Prima di ogni poggio arriva il punto di rottura, e i due letti prendono a correre quasi paralleli. Adesso è sera, e una lingua di acqua è rossa di crepuscolo, l’altra è quasi nera. Oltre la collina è tutto mare. E ad ogni tramonto, i fiumi si gettano nel grande letto, stanchi, un po’ pensosi, e lì non puoi più distinguerli.


Mi sono affacciata alla scogliera (era solo buio e riflessi bianchi di luna) ed ho sentito la voce delle onde increspate che sembravano urlare "Questo è il mio scoglio. Questo è il mio porto".

Magari è vero che siamo fiumi speciali, ma adesso che è sera siamo gocce indistinguibili in un letto di altre gocce speciali e indistinguibili. Per questo, scriverò il tuo nome sul mio corpo. Perché tu possa riconoscermi anche quando è sera.

Da dove sono ora, da questo mare che mi culla nell’attesa che sia ancora giorno, ti penso e cerco di dare il mio meglio di me. Costantemente. Dall’alba al tramonto, ed anche oltre.

Red Lilith{LN}

al concerto dei deep purple - seconda parte

Ci incamminiamo verso il Foro Boario e penso che, comunque, sarà fantastico. E’ una fiumana di esseri viventi, presenti, percipienti. La prima cosa che mi balza agli occhi è che lì, in quel momento, ci sono almeno tre generazioni di amanti del rock. Al mio fianco c’è una donna con la testa completamente bianca e la maglietta dei Deep Purple. Credo abbia oltre 60 anni e per tamponare la fatica del concerto ha portato con sé una seggiola pieghevole. Dall’altra parte c’è un uomo di 45 anni circa. Ha l’aria di essere un professionista, ma immagino abbia alle sue spalle un passato da rocker e tante notti brave nel cassetto dei ricordi. E’ lì con suo figlio, credo abbia 18 anni o giù di lì. In mezzo ci sono io, che ho poco più di 30 anni. E’ uno spaccato piccolissimo, ma riflette perfettamente ciò che accade in ogni antro del Foro Boario. Giovani attempati e dai capelli bianchi, ragazzini sbarbati che ascoltano musica da vecchi. Il rock, è vero, non invecchia e non fa invecchiare. Si presenta come una donna bellissima, affascinante, calda, sensuale… che non risente dello scorrere degli anni.


Inizia il concerto con Highway Star ed è un vero delirio. La voce di Ian Gillan ha evidentemente perso qualche tono negli acuti, ma nell’ottica complessiva di ciò che sto vivendo, questo è un particolare che conta davvero poco. In compenso, è rimasta indenne l'intensità e le reazioni della folla ne sono prova vivente. Steve Morse, il chitarrista, è davvero in serata e in più di un occasione lascia la folla di pietra. Un oceano di pietra con cuori che battono ad un ritmo frenetico, in perfetta sincronia con la batteria di Ian Paice.

Io sono fuori di me, non ho contezza di dove sono, né di chi sono o con chi. So solo cosa stanno ascoltando le mie orecchie. E le note mi penetrano violentemente, mi rivoltano la pelle, mi contorcono le viscere. Le sento tutte le note: note rock, note metal, note blues, note classiche. Le ascolto, le distinguo, le posizione sulla mia scala emotiva. E l’armonia che ne nasce è perfetta ed intensa, di quella intensità che è da sempre il metro con il quale misuro le cose della vita. A volte chiudo gli occhi e ascolto le note al buio. Per rispetto verso qualcosa che ai miei occhi sfiora la magia, perché non voglio avere alcuna distrazione. L’allestimento essenziale del palco concilia la concentrazione sulla musica: ci sono solo cinque ragazzi che fanno rock. Solo cinque ragazzi, nient’altro. Nessun effetto scenografico, niente che non sia musica. Due ore e mezza di assoluta immersione nei ritmi e nei colori del mio sangue. È stata una serata che non dimenticherò mai.

Red Lilith{LN}

Nota di servizio: Lord, in quella fiumana di gente, in quell’oceano di corpi che mi circondavano da ogni parte, sono riuscita a controllare il respiro. Senza paura.

al concerto dei deep purple

"E per quanto riguarda Tommy Bolin, non sa suonare una merda" (John Bonham)

Lo disse il batterista dei Led Zeppelin, durante un concerto dei Deep Purple a Long Island. In evidente stato di ubriachezza, Bonzo salì sul palco interrompendo il concerto e, impossessatosi di un microfono libero, iniziò ad offendere Bolin, il chitarrista, e a pubblicizzare il nuovo disco degli Zeppelin. Pare. Perché il confine tra realtà e leggenda quando si parla dei grandi miti, è sempre labile.

Alle 17.30 circa lascio lo studio per recarmi in stazione. Sono nervosa ed eccitata, come sempre mi accade prima degli appuntamenti importanti. Saluto velocemente le colleghe. La segretaria mi dice di fare attenzione, chè al concerto ci sarà sicuramente cattiva gente. Mi dice che doveva andarci anche lei, pur non amando il genere, perché un suo amico sarà nel servizio d’ordine e potrebbe farla entrare gratis. L’amico, però, le ha detto che in questi concerti c’è gente strana, ubriachi e drogati che vanno lì solo per fare casino. E allora, lei si è spaventata ed ha desistito. Vado via ripensando alle sue parole. Mi torna in mente un vecchissimo aforisma che girava nei diari e tra i banchi di scuola. Parlava di capelli lunghi, pregiudizi e Cristi in Croce. Qualcosa del tipo: se sei un rocker e ti atteggi da rocker o sei inchiodato a un legno oppure sei un drogato. Arrivo ad Ostuni parecchio in anticipo. Città bellissima ma con una stazione desolata e sperduta nella più sperduta e desolante desolazione. Ci siamo solo io, qualche cane ed altri ragazzi arrivati da chissà dove per assistere al concerto. Conosco Ingrid, una ragazza del Nevada. Mi dice che è in vacanza nel Salento. Il suo vero obiettivo non sono i Deep Purple, ma il gruppo spalla che suonerà per intrattenerci prima dell’inizio del concerto. Mi dice che sono suoi amici e che sono bravissimi. Il tempo di fare due chiacchiere ed ha già trovato chi l’accompagna al Foro Boario. Ingrid è bella, è gentile ed è americana. Ci vuole un niente perché orde di ragazzi in vena di cortesia si offrano per darle un passaggio. Arriva anche mia sorella, è molto più agitata di me. Mi confessa che ha paura che il concerto non risponda alle sue aspettative. Questi ritorni di vecchie cariatidi la lasciano sempre un po’ perplessa. Io mi sento fortunata, non ho aspettative. Non ho vissuto quegli anni e non ho paragoni da fare, se non con i dischi sentiti, lisi e consunti e con qualche videocassetta live vista una decina di anni fa. Continua...

Red Lilith{LN}

Anima rock

Il rock 'n' roll ha una sorta di aura di rivoluzione permanente, senza tempo, di sfida a tutto, inclusa la natura stessa.

John Waters

Quando avevo tredici anni ascoltavo i Deep Purple e i Led Zeppelin, morivo di amore corrisposto per la voce di Plant, per il riff di Blackmore, per la batteria di Bonzo, per l’aria mistica di Page. Nello stesso periodo, Alessandra, la mia amica di sempre, impazziva per i Duran Duran e per Vasco Rossi. “Ascolti musica da maschi”, mi diceva lei. “Perché da maschi”? le chiedevo. “Perché è troppo dura per una ragazza”.
Non so se avesse ragione, ma effettivamente, in quel periodo, nei miei gusti musicali ero sola e solitaria. Gli unici con i quali potevo condividere la mia passione per il rock erano i ragazzi e mia sorella C., di 17 anni più grande di me. Anche lei ascoltava musica da “maschi”, ma per lei era diverso. Quella era la sua musica, la musica della sua generazione. Al contrario, quando io mi eccitavo ascoltando "Since i’ve been loving you", gli Zeppelin si erano sciolti da oltre un decennio a causa della morte di Bonzo, e quando sentivo il sangue infiammarsi ascoltando "Mistreated", i problemi di eroina di Bolin avevano decretato già da un pezzo il primo scioglimento dei Deep Purple. Non era la mia musica, quella, ma per qualche strana ragione, la sentivo mia.
Nel mio periodo adolescenziale, c’era una musica che non mi interessava, tranne che per qualche rara forma di sperimentazione rock degli anni ’90. Mi capitava di pensare, allora, e ci penso anche adesso, a quanto sarebbe stato bello essere adolescente negli anni ‘70, aspettare con ansia l’uscita del nuovo disco degli Zeppelin e dei Deep Purple, racimolare spiccioli per comprarli, trovarmi nel bel mezzo di una diatriba musicale tra i sostenitori dei due gruppi, proprio come accadeva nei miei anni tra Duran Duran e Spandau Ballet, cercare scuse fantasiose per organizzare una “fuga” da casa e andare ai concerti dei miei miti.
Oggi, a distanza di 20 anni, uno dei miei sogni si realizza. Non ho avuto mai la possibilità di godere di un concerto degli Zeppelin, ma i Deep Purple ci sono ancora e suonano a pochi chilometri da casa mia. Ho l’età di mia sorella C. nel periodo dei miei 13 anni e per uno strano caso del destino, al concerto ci andrò con lei. So già che sarà una notte magica.

Rock-RedLilith{LN}

La gente, nel male, non mi stupisce più [ho perso il punto di equilibrio]

La verità è che ci si abitua anche al male. Mi ci sono abituata anche io e per onestà intellettuale mi tocca riconoscerlo. E dove ieri c'era delusione, oggi c'è rassegnazione. E’ una rassegnazione che, tuttavia, non mi provoca alcun turbamento. E mi tocca riconoscere, serenamente, che la gente, nel male, non mi stupisce più.

Osservo, ascolto, codifico comportamenti, noto stonature. E' tutto storto, ma non mi stupisco più. Ed è tutto così banalmente prevedibile e standardizzato da essere quasi rassicurante.
Ne sorrido e continuo a sorseggiare il mio caffè, prevedendo gli eventi nel fondo della tazzina. Andrebbe bene se, ogni tanto, riuscissi ad avere qualche piccolissima smentita. Così, solo per il gusto di essere contraddetta dagli esseri umani almeno una volta e dover riconoscere che sbaglio a non aver fiducia. Ma non succede mai. Ormai non succede più.
Red Lilith{LN}

diabolica angelica

[Scrivo irrequieta, e vivo nell'irrequieto indugiare di chi attende irrequieto, quasi agognando].


Incedo, incerta, su una fune di rose e ortiche. Se soffiassi ora, saresti la forza che fa da contrappeso alle mie vertigini. Sento che sto per cadere o forse è già successo. Chiudo gli occhi ed il piacere di precipitare mi inonda. Mi abbandono alla caduta, lo schianto non mi preoccupa, non ora. Ora che mi hai creata a Tua immagine dotandomi di un robustissimo paio d’ali, potrei sprofondare nei Tuoi abissi più segreti, planare sulle distese dei Tuoi desideri più turpi e sondare gli angoli più nascosti della tua mente. E poi ne rideremmo di gusto, come due bambini che sguazzano nelle pozzanghere dopo un lungo pomeriggio di pioggia. [La differenza tra un gatto e un flogger, ho imparato, è nel numero di colpi che posso sostenere prima di far annegare il Tuo sole nel caldo mare delle mie lacrime].

RedLilith{LN}

incubi e succubi

Ho cattivi pensieri. Sogno di danzare tutta la notte davanti a Te, di sporcarmi di terra i piedi nudi, procurarmi qualche lieve escoriazione sulle caviglie urtando distrattamente contro i rovi spinosi. L’odore del sangue richiama anche gli spiriti più distanti, lo so. Il dolore arriverà, ma non lo sento ora.


Danzo e ti evoco, come certi demoni, sperando che tu appaia ed inizi a toccarmi, lasciandomi immersa nella mia marea. Ti evoco, come certi Incubi, danzo per Te come certi Succubi, esibendo le mie sulfuree armi. Danzo per Te e sento la luna particolarmente calda tra le mie gambe. Ti adoro, lo sai?

Ogni demone sa quand’è l’ora di arrivare...

Red Lilith{LN}

Tanto, di tutto, sommariamente e in fretta.

Pare sia il tempo del divorare "tanto, di tutto, sommariamente e in fretta", il tempo delle relazioni take-away, degli amori usa e getta. Conformisti e sintetici: le ore trascorse senza aver cibo tra i denti, sembra tempo trascorso inutilmente. In cerca perenne di passioni da sbranare, ingurgitare a grandi morsi e vomitare subito dopo, perché il cibo mal digerito, il corpo lo rigetta. E non si dà tempo alle emozioni di crescere, ché, a differenza delle passioni take-away, i sentimenti hanno bisogno di calma per maturare.

Ci si avvilisce il presente a furia di urgenze. E se non arriva "tanto, di tutto, sommariamente e in fretta", si butta l’altro nel bidone dell’umido, come fosse la carta sporca di un cheeseburger del McDonald’s.
Tanto, di tutto, sommariamente e in fretta. E' un tempo in cui non mi riconosco.
Red Lilith{LN}

rosso e blu(es)

Lilith credeva di avere il sangue blu. Blu come il blues, blu come la "blue note", come certe preghiere animiste nelle piantagioni di cotone. Poi, scrivendo, ha scoperto che il suo sangue è rosso. Rosso come l'amarena, come il fuoco che la divora, come certi tramonti che si specchiano nel mare. Ora crede di avere il sangue rosso a strisce blu... o forse il contrario.


RedbluesLilith{LN}

rosa rossa e spina nera

Mi fai bella, come la Rosa color sangue incoronata dalle sua Spina Nera. Troppo Rossa per non essere blasfema.

Mi fai bella come la belva che sorseggia sangue dolce e denso, mi fai bella come i temporali estivi, e i vortici improvvisi d’aria, e le nubi nere trapassate da saette candide e spietate.
Mi fai bella, di una bellezza violenta, come la prima delle donne maledette, come Lilith dopo essere stata bandita dal Paradiso e dai suoi agi.
Mi fai bella nell'attesa, mentre tremo, e sento guizzi di eccitazione timorosa che mi scorrono sottopelle.
Mi distendo sul Tuo letto, mentre il ventre riposa tra le lenzuola rosse, e di nuovo scendo dal mio Paradiso per entrare nel Tuo Regno infernale.
Che venga il Tuo regno, adesso e sempre, per essere schiava e libera di essere ciò per cui sono chiamata ad essere.
Il dolore condiviso va oltre il gioco. Diventa condizione di vita. Come la Rosa Rossa e la sua Spina Nera.
Ho gli occhi chiusi per vedere meglio, per sentire il buio e assaporarlo a gocce lente. E penso a quanto sia facile raggiungere il paradiso passando dalle porte del Tuo delizioso inferno.
Red Lilith{LN}

Mi ripeto noiosamente in monologhi perfettamente identici

E il mio umore parte bigio e procede anche peggio. Come certi cieli di luglio pregni di afa. Quei cieli bassi e gonfi di calura, che occultano il sole sotto strati plumbei di nuvole elettriche.

Promettono un temporale che arriverà, ma non arriva ancora.
Mi ripeto noiosamente in monologhi perfettamente identici e senza alcun barlume di novità.
Vagheggio tra parola biascicate e insofferenza. Ogni contatto umano mi suscita un fastidio spropositato.
Sorrido a denti stretti, resisto appena. Il mio ruolo sociale mi impedisce sottrarmi alla socialità.
Provo a recuperare refoli di vento che rendano pace alla mia mente, ma li sento frantumarsi contro il muro di niente che occlude ogni residua lucidità.
Torna a soffiare sulla mia pelle e restituiscimi aria. C’è un giro infinito di lancette che mi separa dai Tuoi occhi chiari. Ed è troppo lungo per sopportarne impunemente il suo lento scorrimento.
Red Lilith{LN}

ore al rallentatore

Immancabilmente, questa agonizzante attesa mi porta alla nevrosi. Di nuovo, la mia pelle patisce e trema. Di nuovo, la mia mente vacilla e infuria. Mi sento sul limite "di", tirata come un elastico fino al suo estremo. Attendo, muovendomi poco, parlando il necessario, immersa in un’apnea che sembra eterna. Ho la pelle fragile e tempestata di silenzi, la mente occupata in ricordi che acutizzano i miei affanni. Ma non serve a molto. Non reggo queste ore. Scorrono lente come immagini di un film noir proiettate al rallentatore. Neanche la musica mi soccorre. Neppure chiudere gli occhi e immaginare la tua voce, fonte perenne di quiete. Neppure questo oggi serve.


Red Lilith{LN}

il gufo e la salamandra

Sulla mia pelle, impresso con inchiostro di china, c’è quanto ho ammucchiato nel corso del tempo. Ogni sorriso, ogni insegnamento, ogni più piccolo dolore è scritto lì, al riparo da occhi indiscreti. Oggi, i miei giorni scorrono, scivolosi e placidi, come i passi notturni di una salamandra. C’è un Gufo però - che vola su di me e mi sorveglia – che accompagna, guida e protegge, passo dopo passo, il mio cammino…


Red Lilith{LN}

ribatti, e risalirai

"Mefistofele
l'essere tuo si tenda verso il basso!
batti col piede e sprofonda;
ribatti, e risalirai".

E’ un giorno appiccicoso di mare e di luci basse. Io sono stesa sotto di Te come la terra che respira dalle radici degli alberi o come le ruote dei carri che lasciano orme nette e profonde. Sento la Tua ombra che cala su di me, man mano che cala il sole, e mi copre le caviglie, e l’ombelico, e la bocca assetata della Tua acqua. Osservo il mio corpo nudo. E’ spesso nudo ora, perché ho imparato a liberarmi di ciò che copre, e coprendo nasconde, e nascondendo falsifica quel che è vero. E’ bello essere così, nudi, senza maschere e senza ornamenti. Nudi si è più esposti, ma anche più accessibili. Nudi Te ed io, senza nulla ad interporsi, neppure un filo d’erba.

Il mio corpo, questo corpo. Me ne sono riappropriata proprio quando l’ho consacrato a Te. E oggi che è il Tuo strumento unico e prediletto, ha un valore nuovo. Esiste, ha un peso, una forma, una consistenza, occupa uno spazio, emette nuove melodie. Oggi che è il Tuo strumento, questo corpo è vivo, io sono viva. Non si può donare qualcosa di inanimato.

Red Lilith{LN}

effetto placebo

Dopo aver trascorso gli ultimi giorni boccheggiando come un sarago nella savana, ho seguito i consigli della mamma ed ho assunto una dose massiccia di integratori di sali minerali.

Pare funzionino. Effetto potassio o effetto placebo?
Red Lilith{LN}

Esco poco, parlo ancora meno.

Artigli di rapace piantati nella carne. Li vedi ovunque e soprattutto sulla schiena. E se non ci sono più gli artigli, ci sono i segni che hanno lasciato, profondi fino a sfiorare gli organi. Altre volte invece è carne violacea, infetta dal morso di serpenti. Attacchi fulminei ed imprevisti, anche quelli rigorosamente alle spalle.

- Ho comprato un antidoto contro il veleno... (disse l'allieva)
- Serve a poco se allevi serpi voraci in seno... (rispose il Maestro)
Così, guardo in cagnesco, mantengo lo spazio. Esco poco, parlo ancora meno.
Red Lilith{LN}

arcano e pentagramma

Questo è il male che mi porto da

trent'anni addosso
fermo non so stare in nessun posto
Vinicio Capossela

Caldo torrido di esigenza,
l’acqua che ho in testa svapora.
Lascia un letto prosciugato
di pensieri salati,
di ricordi sudati,
di appetiti appesi ed essiccati
disidratati ed abusati ed alienati
alterati e agonizzati.
Mi dimeno come un pesce nella cesta
che risucchia il tempo che resta.
Pentagramma ed Arcano: do di matto.
Red Lilith{LN

anche l'ONU ci guarda

Che lo dicesse la sinistra, poteva starci. Questi mostri comunisti sono di parte. Poi però l’ha detto l’ex camerata Fini. Poi il Pdl si è diviso. Poi il mondo culturale si è mobilitato. Poi l’ha detto anche l’ONU: "Il disegno di legge sulle intercettazioni può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia".

Non bisogna essere comunisti per capirlo. Basta essere uomini pensanti, basta avere senso critico, basta non essere indottrinati dalle parole di quella burla di Presidente che ci governa. In un'occasione, Berlusconi ha detto:
"Governare con le regole della costituzione è un inferno".
Le ricordo, signor Presidente, che la Costituzione è nata dopo l'esperienza fascista, grazie ad un compromesso faticosissimo tra tutte le forze politiche e ideologiche allora esistenti e per un fine fondamentale: impedire il rinascere di nuove dittature.
Mi dispiace, signor Presidente, che la cosa non le riesca ancora benissimo. Mi dispiace che la Costituzione Le leghi le mani. Mi dispiace che Lei non abbia abbastanza cultura e memoria storica per ricordare cosa rappresenti la Carta per questa Nazione. Mi dispiace che Lei da solo con i suoi picciotti al parlamento e al Governo non ce la faccia a cambiare le regole fondamentali di questo Paese.
Mi dispiace, ma lei è in Italia signor Presidente, e sotto lo sguardo del Mondo intero. E gli anni venti sono passati già da un pezzo.
Un’italiana

il lupo e la pecora

morti con i morti

I vivi con i vivi
I padri con i figli
Emir Kusturica, Gatto nero gatto bianco

Se mangi erba diventi una pecora
Se sei una pecora il lupo ti sbrana
Se ti fingi pecora, la pecora ti segue
Scellerata la pecora che ha fiducia nel lupo
Scellerato l'uomo che viene morso dalla pecora.

Red Lilith{LN}

noi, primati a pelo corto

Nel bene e nel male, resistendo eroicamente, sudando come un marine in addestramento, frignando come una donna in periodo premestruale, stanno per arrivare la ferie. Un - 24 che pesa come pellicano sulle spalle.


E siccome la concentrazione è davvero poca e il lavoro anche, mi sollazzo un po’ su questo bislacco scatolone virtuale scrivendo di cose senza troppo senso.

Il mio professore di latino definirebbe quest’ultima affermazione “un mea culpa”, il Giudice che l’altro giorno mi ha rifilato un due di picche (professionale, si intende), parlerebbe di ammissione di colpevolezza. Sant’uomo lui. Solo un po’ troppo pignolo nell’applicare la legge e troppo poco estroso per apprezzare le mie fantasiose tesi difensive.

Ora, ci starebbe bene una manfrina su quanto io sia genio incompreso, su quanto nessuno mi capisca, ma prima di perdermi nei meandri delle mie elucubrazioni di un pomeriggio di metà luglio, stavo appunto parlando di cose non troppe serie e di virtuale.

Dicevo, noi primati a pelo corto, noi primati appena un po’ più evoluti di un bonobo, che per un caso fortuito ci siamo imbattuti nel segreto del fuoco e della TV satellitare, sappiamo bene quante insidie si nascondano nella rete: dall’infatuarsi di un avatar suadente quanto un poster di Pamela Anderson sul muro dell'officina di un meccanico, alla alienazione sociale trattino trasposizione del reale nel virtuale e viceversa, fino alla enfatizzazione di caratteri già abbastanza problematici o schizofrenici. Il mio quanto il vostro.

Però, se c’è una cosa che ancora apprezzo del blog (e qui divento seria come Berlusconi quando parla di giudici comunisti) è che se lo usi bene può diventare una forma di autoanalisi e le parole possono essere lo strumento attraverso cui il nostro inconscio deviato si manifesta. Ed ecco che la community diventa una seduta di psicanalisi di gruppo.

Vantaggi: si risparmiano soldi e soprattutto ci si accorge di non essere i soli con gravi turbe mentali.

Grazie webbiani, grazie a tutti voi dalla mente che vacilla (e la mente vi vacilla per forza se siete arrivati a leggere fino qui). Per merito vostro ho scoperto che sì, si sta male, ma siamo in tanti (e si può stare anche peggio).

Schizo-Lilith{LN}

sono maledetta come lucifero prima della sua caduta

E il mio maestro mi insegnò com'è difficile


trovare l'alba

dentro l'imbrunire...

(Franco Battiato, La prospettiva Nevskij)



Ho l’anima appesa a un gancio, appesantita dalla mancanza, trascinata verso il basso, che si contorce in uno spasmo di dolore. Appesa, attendo. Tu sei la mancanza che cerca un’alba che non arriva ancora, ed è penombra nella stanza, penombra nella strada, ombra fitta dentro di me. È un vuoto che mangia il cuore e che brucia come una lama nel ventre. E' difficile trattenere il pianto. Può torturare così l’assenza? Ti guardo in ginocchio e penso: sono maledetta come lucifero prima della sua caduta. E dopo.

Red Lilith{LN}

Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male...*

Una buca scavata a pochi metri dalla mia stanza. Colma di cose che non volevo più portarmi addosso: una croce in legno massiccio, una foto sbiadita, qualche pagina di diario lacerato. Vi avevo sepolto la tensione di camminare su un filo di lana, l’ho sostituita con un'altra tensione, quella dell'attesa nel terminal di un aeroporto, dei passi lievi nel corridoio, dell’ombra che spunta dietro una porta. Vi avevo sepolto lacrime di sofferenza, le ho sostituite con lacrime di piacere e di emozione. Vi avevo sepolto la rabbia. La rabbia non è la via e appesantisce il corpo con le sue tossine. Di fronte a certe cadute vertiginose, ti accorgi che un paio d’ali di carta non bastano e che non esistono ali sufficientemente robuste da reggere corpi pesanti come macigni. Si può solo precipitare, lasciarsi andare, abbandonarsi alla caduta. Finché non si arriva al suolo. E poi lì provare ad alzarsi e a camminare. Quando iniziò la mia caduta, invocai un dio in carne e sangue, senza altari e senza devoti. Diversamente dal dio dei cieli, Lui arrivò. Copulammo a lungo e profondamente. Copulammo come due belve feroci e affamate di umori. Mi penetrò corpo, mente e cuore. E con infinito stupore appresi che le vecchie ferite non sanguinavano più. Anche gli squarci più dolorosi possono contenere il loro folle, osceno, orgasmo.


Red Lilith{LN}

*

Una buca scavata a pochi metri dalla mia stanza. Colma di cose che non volevo più portarmi addosso: una croce in legno massiccio, una foto sbiadita, qualche pagina di diario lacerato. Vi avevo sepolto la tensione di camminare su un filo di lana, l’ho sostituita con un'altra tensione, quella dell'attesa nel terminal di un aeroporto, dei passi lievi nel corridoio, dell’ombra che spunta dietro una porta. Vi avevo sepolto lacrime di sofferenza, le ho sostituite con lacrime di piacere e di emozione. Vi avevo sepolto la rabbia. La rabbia non è la via e appesantisce il corpo con le sue tossine. Di fronte a certe cadute vertiginose, ti accorgi che un paio d’ali di carta non bastano e che non esistono ali sufficientemente robuste da reggere corpi pesanti come macigni. Si può solo precipitare, lasciarsi andare, abbandonarsi alla caduta. Finché non si arriva al suolo. E poi lì provare ad alzarsi e a camminare. Quando iniziò la mia caduta, invocai un dio in carne e sangue, senza altari e senza devoti. Diversamente dal dio dei cieli, Lui arrivò. Copulammo a lungo e profondamente. Copulammo come due belve feroci e affamate di umori. Mi penetrò corpo, mente e cuore. E con infinito stupore appresi che le vecchie ferite non sanguinavano più. Anche gli squarci più dolorosi possono contenere il loro folle, osceno, orgasmo.


Red Lilith{LN}

come vampiri

L'indifferenza offende molto più di un’ingiuria. Parla di irrilevanza, di inconsistenza, quasi inesistenza. E’ vano cercare conferma della propria presenza in uno sguardo che ti trapassa. L'indifferenza non ha i toni accesi della rabbia, né l’intensità dell’odio, ma si nutre di un silenzio che diventa sempre più feroce. Accentua la noncuranza, evidenzia la piccolezza. Rende invisibili. Uno specchio ghiacciato che non riflette alcuna immagine.


Red Lilith{LN}

come un soffio...

Vado a cercare quell’immagine che mi hai lasciato in dono. E’ lei. Dici che mi assomiglia. Ha i capelli rossi, due seni bianchi che spuntano sotto la camicia trasparente. Sembrano boccioli da innaffiare. Ha lo sguardo pensieroso, mordicchia le dita, forse è nervosa. Gli occhi sembrano oltrepassare i miei occhi, starà sognando Te, che mi possiedi e mi dai vita. Pare in dormiveglia, come me in questo istante. Non so altro di lei. So però che mentre il sole cala e l'ombra dei palazzi inizia a strisciare sull’asfalto rovente, l'altra ombra, quella che mi invade il cuore, sta già trascinandosi giù, verso il mio ventre e sbava sulle tue gambe. Vorrei sentire, adesso, le Tue mani sui fianchi, calde come un alito di scirocco che respira nella notte, finché rimanga io, nuda, con il mio sacro fuoco tra le mani. E penso d'essere così piena di Te da far fatica perfino a respirare.


Red Lilith {LN}

frammenti

A volte il dolore (che ritorna) è poco più di un gatto randagio che bussa alla tua porta in cerca di un po' di calore...


Red Lilith{LN}

*

Puntare lo sguardo su gli altri anziché su se stessi è abitudine diffusa. Tanto più se quello sguardo è accompagnato da un moto di disgusto e riprovazione. Si incide col bisturi la carne altrui, la propria la si lascia intatta. Meglio non infierire troppe sulle proprie miserie. A pensarci, è il modo più semplice per ottenere consensi: ciò che è pubblicamente denigrato è condivisibile da chiunque. La ricerca di uno zimbello da deridere, avvicina e al tempo stesso distingue. Fa gregge. Un grande stanza senza specchi né spettatori, dove rinchiudersi per guardare gli altri ed evitare di guardare se stessi. Facile e indolore, come qualunque giudizio che non incide la propria carne. E senti l’eco di pensieri così triti da essere consunti, ripetuti nel tempo come fossero perle di saggezza. Condivisi dal branco ovviamente. Un'operazione chirurgica che devia l'attenzione da ciò che dovrebbe essere il lavoro di ogni uomo: guardarsi dentro, fin nei punti più rivoltanti. Lavoro da minatori anziché da stilisti. Poco gratificante, probabilmente.


Red Lilith{LN}

scatti e sfumature

Folletto verde e mantide rossa. Due scatti, due immagini della stessa donna. Li guardo e mi stupisco. Mi sforzo di trovare la matrice, unica per entrambi. Per entrambe. Tra quella me e questa ci sono migliaia di altri scatti, altre espressioni, altri volti che non mi aspettavo di vedere. Così poco sapevo di me, se non quello che si attestava sulla superficie. Ripercorro la sequenza di immagini, mi rivedo su tonalità diverse, forse dello stesso rosso, moltiplicandomi. Un tempo questa complessità mi spaventava, ora ne sorrido. In fondo, anche ciò che scrivo non è che il riflesso delle mie immagini diverse, delle tante tonalità che si incontrano in sfumature che non conoscevo. Non sono mai stata unicamente e ugualmente uguale a me stessa e forse non lo sarò mai. I miei percorsi probabilmente, passano, al di fuori di tracciati già battuti. Non so se in ciò ci sia una qualche strana armonia. So che in questa complessa composizione di me mi ci sono ritrovata. Ho imparato a goderne però. Questo almeno, me lo sono cencesso. RedLilith{LN}

sogno di una notte di mezza estate

Notte celtica nel bosco del Peuterey, ai piedi del Monte Bianco.

Ci provo a descriverti ciò che ho provato. Ma se non c’eri anche tu, non potrai capire. O forse, semplicemente, non potrai capirmi se non conosci la mia anima e suoi sogni, se non sai cosa desidera da sempre, se ignori ciò per cui si emoziona, e piange, quali musiche danza, cosa canta quando è stanca.

Ero poco più di una bambina, e rincorrevo il sogno della verde Irlanda. E in una notte di luglio, alle pendici del Monte Bianco, nel mio sogno mi ci sono trovata immersa, corpo e anima, ed anche oltre. Ed ho vissuto sulla pelle la differenza che corre tra vivere un sogno e sognarlo.

Se non c’eri, se non conosci la mia anima, forse non puoi capire cosa significhi ritrovarsi in un bosco della Valle, e che poteva essere un qualsiasi altro bosco, in un qualunque altro posto, vedere i colori magici di una fiaba, camminare a piedi scalzi sull’erba fresca di pioggia, sentire l’odore di terra che invade la pelle, alzarmi in volo, in un cielo che ha il profumo dei miei pensieri, tra le braccia della Grande Orsa, ballare intorno ad un fuoco druidico, attraversarlo, sentire le fiamme che scorrono nelle vene, abbandonarmi alla pioggia che ripulisce l’anima da ogni stanchezza o residuo dolore.

Se non c’eri non puoi comprendere come si possa piangere al suono di un’arpa celtica, sciogliersi in un pianto a singhiozzo, fino a diventare lacrima, calda, antica quanto l’emozione antica di essere in quel bosco, donna o foglia, non importa.

Come posso spiegarti la gioia che mi esplodeva in volto al suono di una ballata irlandese, o il sorriso che illuminava i ricordi, così vicini, di suoni che non ho mai udito, di colori che non ho mai veduto, di odori che non ho mai sentito prima? Come posso spiegarti la sensazione di essere nel sogno sempre sognato e finalmente vissuto, protagonista del mio racconto fantastico: c’era una volta, in un bosco non molto lontano, una ragazza felice, una fata, o forse un folletto, con i capelli rossi e la verde Irlanda nel cuore, che in una tiepida notte di luglio beveva idromele e danzava sotto lo sguardo amorevole della Grande Orsa e rimetteva nelle mani del Vento la parte più autentica del proprio cuore….

Red Lilith{LN}

a gocce lente

Razzolo, rantolo, annaspo. Converso a fatica. Resto in silenzio e scortico brividi dalla mia pelle accaldata.


Sono i rimasugli di tempo che mi separano dal tuo respiro, i più laceranti.

Procedo per riduzioni, mi concentro sull’essenziale. Lo spreco di pensieri puzza di offesa, o peggio, di affronto.

Tra questa ora e quella passata, ci sono migliaia di pensieri non esternati, decine di pagine non scritte. Ho in testa concetti secondari, non ne discuto neppure.

Voglio che la mente sia libera di sentire il rumore del tempo che mi scorre addosso.

Qualcuno abbozza una battuta, ma non riesco a sorridere... lo stillare di certi desideri, lento, mi rende insensibile al mondo.

Red Lilith{LN}

dialoghi

- Cosa noti?


(Silenzio imbarazzante. Dopo avermi scrutata per dieci minuti…)

- Hai cambiato colore dei capelli… forse???

- Ma nooo!

(il silenzio si fa sempre più imbarazzante. Dopo altri dieci, lunghissimi minuti…)

- Ce l’ho! Hai tagliato i capelli!

- Ma noo!! Più giù…

(mi verrebbe voglia di disegnare una freccia rossa per fargli capire dove guardare. Ma desisto. Dopo un’interminabile frazione di tempo…)

- Non lo so. Mi sembri tale e quale alla settimana scorsa.

- Ma come non vedi qui, ad altezza dei fianchi?

- Ma cosa?

- Qui… guarda ero molliccia ai bordi… ora non ho più le manigliette. Lo step funziona!

- Ma tu non sei mai stata molliccia ai bordi…

- Ah no? E come li chiami quegli orribili cuscinetti ai quali ogni tanto ti aggrappi?

- Sostegni. Quelli sono sostegni strategici.

- Ma possibile che non ti accorga di nulla? Ho perso una taglia nell’ultimo anno…

- Non ne avevi bisogno, eri magra anche prima…

- Ho perso due taglie negli ultimi due anni…

- Fatica inutile. Eri bella anche prima.

- Ma se ero molliccia ai bordi…!

(dopo qualche secondo di silenzio)

- A cosa pensi?

- Pensavo che adesso che ho perso l’appoggio, dovrò comprare un paio di redini per mantenermi!

LN & RL{LN}

che rumore fa la felicità

Non sono cattiva, non lo sono mai stata. Alcuni credono di esserlo. Io non dico cose a cui non credo. Non sono cattiva ma ho fatto del male e vivo con la consapevolezza di poterne fare.


Non sono cattiva perché la gratuità del male non mi appaga. Ma ho un istinto di vita che mi spinge a perseguire la mia felicità e a guardare oltre la contingenza dell’oggi. Ho fatto del male per poter scrivere il mio personale racconto e non mi sono fermata.

Ho incrociato, oggi, gli occhi di chi in passato ha pianto a causa mia. Ho visto il frutto del suo nuovo raccolto e ho sorriso. Non era un mio merito, eppure quella visione mi ha sollevata. Forse non era male anche quando ho fatto del male.

Red Lilith{LN}

Salsola

Salsola. Affonda le radici e dopo se ne stacca. E il suo cespuglio furioso rotola lungo il deserto. Rotola sospinta dal vento.


Salsola. Cespugliosa, spinosa, aggrovigliata.

Ho preso a calci i miei pensieri per farli cadere ogni giorno un po’ più distanti dalla mia mente. Li ho fatti girare per anni senza una meta. Fino all'incontro con la tua terra. Oggi sono lì, raccolti, rannicchiati, accovacciati. E per la prima volta assaporo il piacere della stabilità.

Potrei restare secoli, ora, senza aver voglia di girovagare. Ma rotolandomi, semplicemente, ogni tanto, qua e là, nel tuo giardino.

Assaporo il tepore del sole che filtra tra i rami, mi addormento al chiarore di una luna non troppo invadente. Cresco, germoglio, intreccio rami, miscelo emozioni e more, piacere e spine. Mi nutro della tua terra a sorsi lenti. Ha lo stesso sapore di un viaggio da raccontare.

Red Lilith{LN}

Amarcord

Come una ossessione che non riesco a controllare, mangio poco e non riesco a dormire. Il letto è troppo freddo, e al freddo si dorme poco e male. Alle sei, chissà come, si aziona la molla degli occhi sbarrati. Allungo la mano cercando qualcosa che non c’è. Annebbiata, resto sveglia come il più turpe degli assassini. E mi ricordo di una notte, di non troppo tempo fa. Chè se il tempo sbiadisce le cose, e la distanza dissolve gli odori fra le pieghe di questa memoria infame, quella notte esattamente di dieci giorni fa, trascorsa tra le colline d’Asti con le mani congelate e il cuore come scalda-cappotto, è viva nella mia mente. E mi sembra di percorrere la tangenziale, di notte, fino all’arrivo in un letto caldo, molto più caldo del mio. E solo allora, mi addormento in pace.


RedLilith{LN}

per te

Per te che ogni giorno ti sporchi di vita, che sei Donna di cuore e di sangue, quel sangue che a volte ti fa graffio, quel cuore che sempre ti fa viva e non ti rinchiudi mai in gusci asettici e non fingi mai perfezioni di plastica, ma lasci che il tuo cuore selvatico sia libero di cavalcare la vita. Per te che hai il cuore docile come la seta e il sangue indomito come uragano, per te che a volte sfiori come un alito di vento e a volte irrompi come una tempesta di vita, ed hai l’anima ricamata di cicatrici, quei segni che ti fanno gustare i giorni come fossero frutti prelibati. Per te che non ti neghi neppure alle lacrime che solcano il volto e sai che un graffio non è solo dolore, ma anche amore e ferita da leccare. Per te il mio pensiero, il mio cuore, l’orgoglio di saperti così, semplicemente pulsante di vita.


A.

**

Sai, nelle foto a volte ho quell'espressione, assorta, un po’ ingessata. Sembra che il flash abbia catturato dei pensieri che restano quasi sempre in penombra. Non tutto emerge scrivendo.


Sviscerare ogni sentimento o piccolo risentimento. Lo sto imparando con te ora. Il solo modo per evitare che un fiocco di neve rotoli a valle fino a diventare una valanga. E ciò che mi stai insegnando è che si può condividere il dubbio o il brutto anche senza conflitto. È un bel salto. Un salto oltre le solite stronze considerazioni che sei un idiota se decidi di aprirti a l’altro come un libro, chè il rischio è quello di essere mollati sul più bello, a metà lettura, proprio quando si arriva oltre la superficie.

Aprirsi completamente fino a farsi leggere nei pensieri in penombra. Lo puoi fare solo se non temi che l’altro diventi parte di te o tu di lui. Se non temi che l’altro possa condividere con te non solo l’epidermide lucente ma anche i muchi, le nervature, le secrezioni. Tutte quelle umane imperfezioni che normalmente nascondiamo al mondo.

Red Lilith {LN}

senza tempo

Non andare troppo lontano dal mio respiro.


Lascia che io insegua la tua bocca

oggi che sono sola.

Lo so che queste cose le comprendi:

il fiato che si interrompe,

il sorriso che si nasconde,

il corpo che brucia lento come un tizzone.

Sono istanti che infiammano i miei pensieri

Riducendoli a miseri pezzi di niente.

Ti inseguo, mi brucio, rido di tenera isteria.

E mi si lacerano i nervi

E mi si ustiona la lingua con una scheggia di ghiaccio

E le dita con un filo di ferro arroventato.

Tu lo sai quando tutto questo svanisce: quando appoggio la mia testa sul tuo petto

E sciolgo le mie tensioni in un sollievo profondo e senza tempo.

Red Lilith{LN}

piangi Parigi

Fierissima e gentile Parigi,


ridi, ridi e scintilla di passione mentre cammino leggera sul Lungosenna, alla ricerca di approdi che donino senso.

Il mio lume segreto si accende nel Sacro Cuore e nella torre alta e dominante e per le vie di MontMartre, dove piangono di notte le chitarre.

E sulla soglia verde di Belleville mi sento aspra e commovente come una nuova Piath, o colorata, come un murales che si scaglia sul grigio muro.

Vivi Parigi, vivi e scintilla di passione mentre io fiorisco come una rosa improvvisa nei viali silenziosi di Père Lachaise, e come un’edera m’abbarbico agli angeli di pietra, per poi alzarmi in volo, come un petalo o una foglia, tra gli spiriti vaganti di chi è stato dimenticato troppo in fretta.

Corri Parigi, nella cave brulicanti dei metro, e nelle piazze dove si accendono lievi e stupendi i segni della vita, che ad occhi ciechi sembrano pazzi.

Brucia Parigi, mentre brucio anch’io nel quartiere rosso del peccato, tra le vetrine lussuriose di Pigalle, nel museo del vizio, dove pura e vivifica la natura dell’uomo si manifesta.

Canta Parigi, canta e balla per Noi, mentre arsi di fatica ci riposiamo nei tuoi Bistrot, e alla sera ci incamminiamo solitari tra i tuoi lampioni, al chiaroscuro delle macchie lunari, sui mattoni bagnati da rivoli di acqua, abbandonandoci ai tuoi capricci notturni.

E infine piangi Parigi, piangi mentre mi allontano da te con gli occhi dolorosi di nostalgia. Un vento si è levato stamane, portandomi ricordi così felici da rendere triste il mio mattino.

Red Lilith{LN}

il veleno mio più dolce

Ad occhi chiusi. Resto assorta nell’attesa muta che precede il nostro Oggi. E nel silenzio che m’accompagna, m'abbandono all’ebbrezza vertiginosa che mi invade l’anima.


Ci sono giorni che vorrei si dilatassero nel tempo e scorressero senza ore, senza orologi, senza lancette. E sono i giorni in cui i Nostri tempi si fondono in un tempo solo.

Ora, vorrei sfiorarTi appena, come fanno le lancette in corsa. Vorrei sfiorarTi nell’attimo in cui entri nella mia carne con il Tuo essere spina. Vorrei baciarTi sulla bocca, mentre irrompi nelle vene come l’ago di una siringa. Ora, vorrei tradurre in estasi il dolore, donarti tutto ciò che ho da darti, rimettere me stessa nelle Tue mani, mille volte, un’altra volta come fosse la prima. Vorrei piangerTi addosso la mia emozione, mentre resto inghiottita nell’incanto di essere tra le Tue braccia. Vorrei riempirti l’anima di meraviglia, come Tu riempi la mia.

Mi perdo senza remore né rimpianti nell’Appartenenza che annoda le Nostre vite. Che Tu sia il veleno che mi circola in corpo, è questa la benedizione mia più grande.

Red Lilith{LN}

campioni al cubo

Caro Josè,


dirlo ora che siamo sulla vetta dell’Olimpo può suonare semplice ed anche un po’ forzato, ma chi mi conosce sa benissimo che questo è ciò che pensavo già prima di sabato: questa Coppa non aggiunge nulla all’impresa straordinaria che Lei ha compiuto con la nostra squadra in questi due anni, ma ne è soltanto il bellissimo corollario.

Quale che fosse stato l’esito della finale, c’è qualcosa che ogni interista ha ben presente ed è ciò che Lei ha espresso dopo la partita di sabato “da questa sera l’inter non sarà più la stessa”. Lei ha ridato gloria ad una squadra che è già gloriosa di suo, e le ha infuso una mentalità vincente che dopo l’epoca gloriosa di Herrera aveva perso. Sa, signor Allenatore, io sono troppo giovane per ricordare di quella Inter e di quelle glorie, ma ho vissuto con orgoglio questa Inter e queste glorie. E per questo le dico grazie.

C’è qualcosa che agli occhi di noi tifosi l’ha resa speciale ed è il suo immergersi con passione nella causa interista. Quando ha dichiarato che il Presidente Moratti meritava di rientrare a Milano con la coppa, Lei ha rappresentato in poche parole la storia dell’Inter dell’ultimo ventennio e tutte le sue tormentose vicissitudini. E questo per noi tifosi, vale molto di più di qualunque vittoria. Il popolo neroazzurro la ama, signor Allenatore e l’avrebbe amata comunque anche se quella coppa non fosse arrivata a Milano. Lei questo lo sapevo, ma ciò nonostante ha voluto darci la gioia di innalzare la coppa nel cielo di Milano, quel cielo che sabato più che mai era tinto di nerazzurro.

Lei ha assunto su di sé un peso bellissimo ma enorme, la responsabilità dei risultati della nostra squadra. Ha tenuto indenni i giocatori e il Presidente e la società tutta ed anche noi tifosi da qualunque peso e da qualunque critica perché quei pesi e quelle critiche se li è caricati sulle sue belle spalle. E se questo, oggi, è il suo più grande onore, ciò non toglie che è stato al tempo stesso la sua partita più difficile.

Checché ne dica il resto dell’Italia, Lei si è dimostrato un grande uomo e le sue lacrime di sabato e il suo lungo abbraccio con il nostro Presidente ne sono la limpida prova. Quelle erano le lacrime e l’abbraccio di tutto il popolo nerazzurro signor Allenatore… e Lei in quel popolo ci è entrato a pieno titolo, qualunque cosa lei decida di fare domani.

Proprio perché il nostro amore e la nostra gratitudine per lei sono incondizionati, mi permetto di chiederLe di continuare a sognare ancora, con noi, e ripetere il miracolo come il grande Herrera ha fatto prima di Lei. Il nostro popolo lo merita e lo merita anche Lei signor Allenatore. Lei merita una tifoseria come la nostra, che sa amare e sa soffrire e sa continuare ad amare nonostante le dolorose separazioni. Come è stato per Herrera e papà Moratti e Prisco e Facchetti e tutti gli interisti che hanno infarcito di meravigliosa passione la storia della Beneamata. Lei è un passionale ed è un uomo con grande cuore e grande carattere. Lei è la sintesi perfetta di tutto il popolo nerazzurro signor Allenatore e la sua annunciata partenza inevitabilmente tinge di nero i cuori di noi tifosi.

Non ci sono colori al mondo che potranno vestirla meglio, signor Allenatore e non ci sono allenatori che potranno indossare meglio i nostri colori. Questo lo sa anche Lei.

Resti con noi caro Josè.

Una tifosa

Qualche volta mi sento una pianta. E vorrei essere semplicemente vento.

Sai, qualche volta mi sento una pianta sradicata dalla propria terra, una pianta innestata altrove, in un altro terreno, nel luogo dell'esilio, quello che scelsi perchè considerai più fertile... un po' di tempo fa.


Sai, la terra che ti nutre non è tutta uguale, non è tutta ugualmente fertile, non ti ciba ovunque con gli stessi elementi. E ti tiene distante da altre piante, quelle che ti sono care e che sono rimaste lì dove sono nate.

Ci sono altre piante, incrociate poi, che giorno dopo giorno hanno arricchito la mia vita di profumi e di colori nuovi. Ma sono piante radicate anch’esse in altri terreni, terreni distanti dal mio. Capita così di voler ardentemente condividere con loro un piatto, un pianto, un tramonto… e di poterlo fare solo grazie a quella estrema volontà che rende le distanze un po’ meno distanti.

Qualche volta mi sento una pianta che ha reciso le proprie radici illudendosi così di essere libera. Mentre ha semplicemente spostato un po’ più in là il proprio giardino. Qualche volta mi guardo attorno e mi lecco le foglie, come fosse il manto di un gatto.

Qualche volta mi sento una pianta. E vorrei essere semplicemente vento.

Red Lilith{LN}

percezioni

- Alëša, non ho fede…


- Ciò non significa che Dio non esista… ci sono cose dell’uomo e del mondo che esistono anche se non le abbiamo mai personalmente sperimentate…

- Alëša, ho sperimentato tutto sul falso amore e sui mille modi di non amare, ma non ho mai conosciuto l’Amore…

- Ciò non significa che l’Amore non esista. L’essere umano somiglia sempre più ad un guscio disabitato dal sentimento. Non immagina, non si incanta, non sogna, non rincorre i misteri dell’anima né quelli della carne.

- L’essere umano ha paura di ciò che sfugge ad ogni ordine e controllo. Come l’amore…

- Come l’estremo. Come il piacere estremo. Come l’amore estremo. Eppure, c’è un’aspirazione umanissima che è al tempo stesso carnale e divina e tuttavia trascende la carne a lo spirito, fino a diventare qualcosa di sublime: l'Assoluto, quella condizione al di fuori della quale null'altro esiste.

- Raggiungere questa condizione presuppone mettere a rischio il proprio Io…

- L'Io… l’accomodato Io, il consolato, l’usurpatore, l’usuraio di sé stessi e degli altri. L’Io è una prigione che ti rinchiude nello spazio angusto delle proprie sbarre.

- Ma aperte quelle sbarre, il rischio è di cadere nel vuoto…

- Le percezioni superiori e sublimi passano attraverso la disgregazione di quell’Io ingessato, attraverso la caduta vertiginosa nello spazio esterno alle proprie sbarre.

- Ma così si diventa vulnerabili…

- Cosi si diventa liberi. L’alternativa è la prigionia all’interno della propria misera cella.

- Ma il consolidamento dell’Io non è la destinazione del nostro viaggio?

- Il consolidamento dell’Io è solo una tappa intermedia, non è la destinazione.

- Ma l’"Altro" che ruolo ha in tutto questo?

- L’"Altro" può essere lo specchio che riflette l’immagine della tua esistenza o peggio ancora lo strumento attraverso il quale esistere. Oppure può essere destinazione e destinatario della tua accresciuta percezione delle cose. "Se illuminata, l’anima non può che essere quello che ama".

Red Lilith{LN}

a proposito di mea culpa

L’avevo detto in tempi non sospetti: "o io non capisco una cippa di calcio o Lippi è un genio incompreso". Non voglio dire “ve l’avevo detto", ma…

Comunque, non è questo che conta. Quanto piuttosto quel disgustoso mea culpa in pubblica piazza, quella processione di Maddalene penitenti apparse in tv… Lippi in prima fila e i giocatori, uno dopo l’altro, dietro di lui. Come se le pubbliche scuse bastassero a sopperire alla schifezza. Come se il mea culpa potesse compensare la mancanza di impegno, gli errori grossolani, l’eccesso di boria.
Ma quel che mi infastisce maggiormente è quel sentimento di pietismo, tutto cattolico, di chi dinanzi ad un “mea culpa” non è capace di proferir parola. Ed anzi, si sente in dovere di consolare il malcapitato, che con una pubblica ammissione di colpa ha redento per sempre la propria anima.
E mi torna in mente un passo di un libro che mi è caro, “il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago: “Magro capelli lisci, la testa piegata verso la terra che dovrebbe inghiottirlo, due volte condannato, a morte e all’inferno, questo misero relitto può essere solo il Cattivo Ladrone, in fin dei conti un uomo rettissimo, cui è rimasto quel po’ di coscienza che gli impedisce di fingere di credere, al riparo di leggi umani e divine, che un minuto di pentimento basti a riscattare una vita intera di malvagità o una sola ora di debolezza”. Ci vorrebbe più coerenza. Ci vorrebbero più Ladroni Cattivi.
Red Lilith{LN}

amarcord

Certe sere terminano con la stessa domanda con la quale sono iniziate. Non ci è dato conoscere la risposta, forse perché una risposta sola non c’è. Ma ce n’è a decine, una per ogni testa. Così come ci sono decine di risposte al perché ci siamo, al perché ci mostriamo, al perché doniamo e prendiamo pathos, passione, dolore, al perché lo cerchiamo. Ad ognuno la propria risposta.

Eppure certe sere, quelle differenze, che pure sono a volte così significative da dare valore alla diversità, sembrano dissolversi come gocce in un corso d’acqua, e si ha la sensazione di essere parti di un tutto, un tutto più grande di ogni singolo Io, un tutto in movimento perpetuo, un tutto che è un percorso unico che si esprime attraverso noi, attraverso il rapporto di Dominazione-sottomissione, sempre così diverso eppure sempre uguale a se stesso.
La bellezza di certe serate è questa ed è la bellezza di vedere per la prima volta corpi che ci sono estranei ma che racchiudono anime che conoscevamo già intimamente. Ed è la bellezza di ritrovare vecchi amici, stringerli, toccarli quasi a voler essere certi della corporalità dell’altro, quasi che il proprio corpo volesse dire “eccoti, sei vivo… eccomi, sono vivo”. Ed è la bellezza di creare sintonie di carne, legami di sensi, trasfondere sul piano fisico quel che la mente già vive e già conosce.
La bellezza di certe serate sta nel guardare Lui negli occhi, e scoprire dopo due anni quella sfumatura di celeste che non avevo mai visto prima, quella linea sulla guancia, appena più in là dell’angolo sinistra della bocca, così sensuale, così tanto da farmi sentire un fremito in pieno ventre. Lui, sempre e solo Lui, eppure mai uguale a se stesso.
La bellezza di certe serate sta nel poter chiudere gli occhi, restare in silenzio al centro della stanza, in attesa, vestita di essenziale: pvc rosso che denuda l’anima prima ancora del corpo. E in silenzio e ad occhi chiusi gustare l’odore del cuoio, sentire il calore che invade lentamente la pelle e la mente, sentirlo scorre come un brivido lungo la schiena, come un fremito tra le gambe, e aspettare, in silenzio, che il cuoio sfiori ancora la mia pelle, cercando di indovinare quale millimetro del corpo toccherà e come, con quale forza, con quale significato, sapendo che ogni carezza non avrà lo stesso sapore di quella precedente. “Cosa vuoi dirmi con questo tocco”? Formulare mentalmente la domanda, cercare nei sensi la risposta: “questo è perché Io voglio, questo perché tu lo vuoi, questo perché da te voglio tutto, questo perché vuoi darmi tutto, questo perché sei mia, questo perché sono Io il tuo tutto, questo perché voglio restarti addosso come un livido, questo perché vuoi prenderti cura dei ricami che ti lascerò, questo perché la passione ti fa bella, questo perché il dolore che si libera ti rende libera, questo perché della tua energia mi nutro, questo affinchè tu possa nutrirti della mia”.
Certi luoghi raccolgono in sé qualcosa di magico e ti lasciano addosso la soddisfazione di esserci stati, una eccitazione strana, che si protrae per giorni, e la voglia di tornarci ancora. Ed ancora. Ed ancora.
Red Lilith{LN}

cose di donne

Indubbiamente è più interessante una discussione tra soli uomini piuttosto che una conversazione tra sole donne.
Tra donne si finisce sempre con il parlare dell’amore: dato, perduto, che non si intende più sperimentare. Si finisce con il parlare di fragilità, di ferite, di cicatrici che con il tempo si rimarginano e a volte no, di quanto la vita familiare abbia inciso sulla nostra crescita, di quanto nostro padre fosse il migliore degli uomini o il peggiore dei padri, di quanto nostra madre fosse così terribilmente sottomessa, così tanto madre e così poco donna.
Si finisce con il parlare di quanto bruci un tradimento, e del come un rapporto si sgretoli dopo averlo scoperto, di come certe fratture non si ricuciano più o di come quella volta io l’ho perdonato perché la situazione era molto diversa, di come anche le donne tradiscono ma per motivi diversi, e di come alla fine motivi buoni per tradire non ce ne sono. Si finisce con il parlare di come il rapporto arrivi al capolinea quando l'intimità sessuale si spegne, di quanto conti il sesso nel rapporto, di quanto sia infinitamente più complesso e sensibile l’animo femminile, di quanto poco gli uomini possano veramente penetrarlo e comprenderlo, di come sia più facile incontrare belle donne che begli uomini, di come le donne migliori hanno sempre qualcosa di maschile, di quanto sia difficile essere donne emancipate in una società ancora così grettamente maschilista, degli anni di analisi o autoanalisi, della voglia costante di rinascere, della paura di essere madri, di essere mogli, di certi blocchi che non si sbloccano, di certe ferite antiche che proprio non si rimarginano, di come nessun uomo potrà mai metterci i piedi in testa, di come certe fregature prima o poi succedono a tutti, di come quando ci sei dentro fino al collo le prospettive cambiano eccome, di quante speranze abbiamo per il domani, di come sia meglio vivere l’oggi e non pensarci, di come il passato è ormai andato, di come tante volte venga a bussare alla porta della tua coscienza per chiedere il conto…
No, decisamente è meglio una discussione tra soli uomini: MANGIARE, SCOPARE, DORMIRE.
RedLilith{LN}

Domande distratte...

- E allora, come stai?
- Insomma...
- Bene, non sai quanto mi sollevi sapere che è tutto a posto!
[senza parole]
Red Lilith{LN}

a proposito di mondiali

Non nego che aspettavo la partita di ieri con la stessa agitazione di un bambino nel giorno della sua prima comunione. C’è la festa, la musica, la gente, i mosquitoes, e si mangia. Mancano i regali ma per quelli ci aspettiamo il miracolo dalla squadra. Si perché di miracolo si tratta quest’anno.

Lo ammetto, non condivido le scelte dell’allenatore a partire dalle convocazione. Ma dico, come si fa a lasciare a casa Cassano e Balotelli? È come avere in garage due Ferrari e andare in giro con la Duna. Scelte incomprensibili. E allora le cose sono due: o io non capisco una cippa di calcio (e di macchine) o Lippi è un genio incompreso. La prima è ancora possibile, sulla seconda non ci conto.
Shhh, si canta l’inno. Un tempo i giocatori lo balbettavano appena, strascicavano qualche sillaba tipo “alia” … “esta” … “oria”. Questa volta, però, pare che i ragazzi abbiano studiato a casa. Ma c’è un punto della canzone in cui sbagliano tutti ed io li aspetto lì, in quel punto cruciale, come una maestra sadica aspetta l’errore dei suoi alunni distratti. E l’errore arriva: “stringiamoci a corte”. E no! E’ stringiam-ci a coorte. Archivio l’episodio con una certa soddisfazione e continuo a mangiare il mio panino.
La telecamera fa una carrellata dei giocatori e noto con disappunto che la metà dei suoi componenti mi è assolutamente sconosciuta.
Inizia la partita. Si sonnecchia, si tentenna. Qualcuno accenna una corsa, ma non succede niente. Nel momento di noia, il mio interesse calcistico si affloscia ed emerge la parrucchiera che abita nel sottoscale della mia coscienza.
Inizio a prendere appunti estetici:
Appunto estetico n. 1: la divisa di Buffon è veramente brutta. Con quella calzamaglia nera conficcata nei calzettoni bianchi mi ricorda certe rigide notti di inverno, con pigiamone inserito nelle calze.
Appunto estetico n. 2: la barba a De Rossi dona.
Appunto estetico n. 3: questo Pepe qui merita la mia attenzione.
Qualcuno mi suggerisce di buttare un occhio sulle prestazioni atletiche di un tale “Santa Croce”, giocatore del Paraguay. Ammetto che il ragazzo merita un appunto nel mio taccuino. Segnato. Appunto estetico n. 4.
Fra tante riflessioni e passeggiate nel campo c’è anche il tempo per segnare due goal, uno per parte.
Per il momento Lippi non si è rivelato un genio, io ho sonnecchiato per metà secondo tempo, ma la gente fuori e i giornalisti dentro sembrano contenti. E penso che uno tra me e loro è dell’umore sbagliato.
Red Lilith {LN}

fino quasi ad esserci

Se non ho alternativa che aspettare

e sputare al muro il mio tormento,
aspetterò e sputerò parole crepitanti,
secche e vizze come steli rosicchiati.
Aspetterò, contratta, tra spasmi
di astinenza che intossicano il sangue,
e la mente e tutta me se stessa.
E in quest’ora che sconforta
Per il non vederTi, per il non
toccarTi,
Mi solleva soltanto il sentirTi vicino,
abbastanza, fino quasi ad esserCi.
Red Lilith{LN}

per te

Mio Tutto,

il dieci giugno di un anno fa, il mio cuore traboccava parole pregne di dedizione, e amore, e passione. Per Te, l’Uomo che aveva soffiato su di me il Suo alito di vita, facendolo scorrere nelle mie vene, mescolandolo al mio sangue, donando alla mia anima nuova linfa e nuova vita.
Le ho rilette ieri, nella vigilia di questo nuovo dieci giugno. E ieri come un anno fa, scrivevo e mi si scioglieva il cuore in un caldo pianto.
E mi accorgo che rispetto alla dedizione e alla passione e all’amore che arricchivano il mio cuore un anno fa, nulla è cambiato. Ed anzi, ad essi si è aggiunta nuova forza e nuova consapevolezza. Quella forza e quella consapevolezza che nascono dal vigore e dalla bellezza del nostro Percorso insieme.
Del meraviglioso tempo trascorso con Te e per Te, tutto è impresso nella memoria: ogni parola, ogni sorriso, ogni lacrima, ogni spasmo, ogni orgasmo. Ogni momento di tensione e di complicità. E non c’è cosa che abbia più valore dell’altra. Resta impresso nella memoria il bello e il brutto, allo stesso modo e con la stessa forza. E nulla voglio perdere perché tutto ciò che giunge da Te, dalla Tua mano, di bene e di male, dona Senso al mio Esistere.
In questo giorno di vigilia ripenso all’ultimo anno e al nostro Percorso. Insieme, a passi lenti o grandi balzi, ma sempre Insieme. Questa è stata ed è la nostra forza: quel nostro Vivere l’Uno con l’altra, insieme, mai contro, mai più nemici. E se uno è inciampato, l’altro si è fermato e gli ha teso la mano. E se uno si è fermato ad ammirare il panorama, l’altro gli si è seduto accanto, godendo, insieme, delle bellezze di questo mondo.
Rispetto alla grandezza che arricchiva i miei giorni un anno fa, questo si è aggiunto: la forza che nasce dalla complicità di due anime che hanno imparato a conoscersi a fondo, la ricchezza che sgorga dalla sincronia spontanea dei loro passi e dei loro battiti, dei loro pensieri, fino a fondersi in un solo passo, in un solo battito e in un pensiero solo.
Ogni dieci giugno è diventato un momento di riflessione sul nostro Percorso insieme e su quanto di me e della vita io abbia appreso da Te e con Te. E’ per Te ed è il mio dono.
Non smetterò di esisterTi, e di crescere in Te e per Te. Io la Tua rugiada, Tu il mio alito di Vita.
Buon Compleanno, mio Tutto, con tutta la me che è dentro di me.
Tua A.

Ti confesso

Ti confesso la mia tenera follia

e le continue voglie tormentose.
Ascolta.
Sento per tutto il corpo
il nascere di mille gemme odorose
che cercano di aprirsi al sole
per copulare vogliose con il Vento.
Scalza e scapigliata galoppo
in sella alle mie passioni
guidata dalle Tue redini focose.
Ma l'anima si affloscia come
un cencio imbevuto di fiele
e una crudele angoscia mi dilania
con i suoi morsi di serpente:
vorrei toccarti, ma non sei presente.
Adesso hai nell'anima l'immagine
del mio volto di femmina corrotta
divorata dalla sue voglie febbrili,
dalle labbra roventi di tutte le lussurie
fin nel midollo più profondo.
Ed il corpo è malato
e sanguina del tuo veleno cocente.
Malgrado le Tue fresche carezze
leniranno domani ogni tormento.
Red Lilith{LN}

di ricami e di disegni

Sono nuda, blandita dalle lingue aspre e calde delle fiamme. Sono nuda fuori, liscia e bianca come un fazzoletto di carta, pelle di luna e notte di anfratti. Sono nuda dentro, per Te soltanto, che sei la notte nella quale scompaio.

Sospiri, respiri, gemiti, urla. Quello che siamo stati e che vogliamo essere ancora è scritto sulla carne e nei fiati spezzati, e nelle lacrime versate e nei sorrisi che trafiggono i miei occhi color nocciola.
Sono nuda, in una stanza, pregna dell'odore intenso della nostra eccitazione. Oggi che ci aspettiamo, oggi che siamo presenti, in quella stanza, anche se l’ora non è ancora giunta.
Sono nuda. E la luce di oggi mi rende incantevole, incantata che incanta.
Non c'è scissione tra noi e i nostri desideri più profondi. La canapa lega anche chi la usa.
Ed infinite volte, preferisco sentire, sentire Te, sentire la mancanza di Te, piuttosto che anestetizzarmi al dolore e alla vita.
Mia madre un tempo mi diceva “pensa a studiare, lascia stare l’amore, che poi la storia finisce e si soffre”. Mettiamo il cuore sottovuoto, in un barattolo, chiudiamolo in una dispensa e lasciamolo lì finchè non smetterà di battere. Così potremo essere finalmente tranquilli, al riparo dalla sofferenza.
E cosa resterà della mia vita… cosa avrò da ricordare e raccontare domani? No cara mamma. Preferisco sentire il cuore che brucia, come un fazzoletto di carta, come un mucchio di foglie secche, bruciare io stessa, come una strega sul rogo, bruciare con il tempo, mentre il domani diventa oggi e l’attesa si fa presenza. Preferisco bruciare, fondermi, diventare cenere, consumarmi e logorarmi tutta, per Lui, per questo legame che mi stringe ma che non si consuma, che non si lacera, che non si logora, e mi disgela il cuore.
E’ amore anche questo, mamma, solo un po’ diverso da quello che avevi in mente tu. E' un amore fatto di ricami sulla pelle, e di saliva sul volto, e di parole dure, e di carezze che fanno male, di segni che appagano la mente e la carne, di chi dà e di chi riceve. E tutto ha un senso mamma, ogni segno lo ha, ogni lacrima, ogni sputo, ogni spasmo, ogni orgasmo.
Non capirai mamma. Non capirai mai come si possa amare di un amore così forte, così crudo, così mannaro e profondo ed estremo. Che annulla ogni resistenza e ti apre il petto in due come una noce di cocco.
No, tu hai scelto di conservare il tuo cuore in barattolo di vetro. Perché non volevi soffrire.
Red Lilith{LN}

Hanna

Sulle strade umide e ventose di Lubecca, il sole sembra scomparire dietro una coltre pallida di nuvole.

Cadono gocce dal cielo “sono gli angeli che piangono”!
Soffia il vento che scompiglia i capelli “è la carezza di dio”!
Hanna è una bambina come tante. Le piace giocare nel cortile lastricato, saltare nelle pozzanghere che riflettono i palazzi, rincorre la sua ombra fino quasi a raggiungerla. Hanno è una bambina un po’ troppo timida, un po’ troppo fragile, cresciuta nel nido sbagliato.
Hanna si emoziona per niente, Hanna si addolora per tutti. Hanna si spaventa ogni volta che la sveglia strepita con il suo suono rauco. A volte le sembra che il suo cuore stia per esplodere di dolore e altre volte di estatica emozione.
Ci sono giorni in cui sente di avere il mondo dentro, altri in cui sente di indossare un cappotto troppo ingombrante. Anche se fa freddo a Lubecca. E piove.
Hanna è una bambina che credeva di essere una bambina e che forse non lo è mai stata.
Hanna ha una famiglia che non riconosce e che non la conosce.
Ama il silenzio. Ma ci sono giorni che rimbombano nelle sue orecchie come tamburi. Ed evocano suoni, respiri, sospiri, echi improvvise.
Hanna non ama il denaro, e per questo non agisce mai contro chi è in debito con lei.
Pensa però che arriverà il giorno in cui dovrà riscuotere i suoi crediti. E fare i conti con il proprio dolore.
Red Lilith{LN}

Questo giorno mi sta addosso.

Questo giorno mi sta addosso.

Questo giorno mi sta addosso come le macchie di inchiostro sulle dita.
Inchiostro blu elettrico come la tensione che si concentra ad altezza del collo.
Questo giorno mi sta addosso. Come il jeans sdrucito che indosso oggi,
per liberarmi dal formalismo che mi circonda.
Questo giorno mi sta addosso, come il trucco pasticciato di fine serata,
come la fatica di una giornata che non ti dà il tempo per sorridere.
Tra non molto lascerò questa stanza e affiderò i miei pensieri al vento
che fuori soffia e dentro no
ed ai rumori della città
che fuori esplodono e dentro no,
al vociare confuso
al chiacchiericcio allegro
di chi come me ha questo giorno addosso e procede a passi stanchi verso casa.
Red Lilith{LN}

Lettera

Mio amato, mio Maestro,

giunge per tutti il momento del distacco. Distacco dalla vita, dal proprio corpo, da questa terra. E quel momento, per me è arrivato.
Devo ringraziare gli dei, la vita, Te, per aver potuto godere di tanta bellezza per così tanto tempo. E se adesso sono un fiore avvizzito dagli anni, vuol dire che tanto ho vissuto. E questo è un bene.
C’è stato un tempo, in gioventù, in cui ho temuto il sopraggiungere della vecchiaia, ho temuto ancor di più l’ora del trapasso. Tuttavia, giungo a questo ultimo appuntamento con la vita in assoluta serenità. Sii sereno per me, dunque.
Dicono che tutto ciò che abbiamo ci sia stato concesso in prestito, al momento della nascita. E se così è, ciò vuol dire che nulla ci appartiene veramente: non il nostro corpo, non la nostra vita, non la terra che ogni giorno calpestiamo. Nulla se non, forse, i nostri sentimenti e le nostre emozioni, che nascono non con noi, ma da noi. Se tutto questo è vero, allora, il giorno di tanti anni fa in cui posi nelle Tue mani la mia vita, Ti affidai qualcosa che non mi apparteneva veramente, né mai mi era appartenuto. Il mio amore, solo quello mi apparteneva, perchè nato da me e per Te. E Te l’ho donato. Totalmente.
Tu lo sai quanto mi costi lasciare Te, questa vita che tanto di buono mi ha donato. Mi costa fatica pensare che questo corpo non sarà più il ponte tra quello che vibra e pulsa nel mio cuore e nelle mie viscere e Te, che sei il Tutto. So però che il posto in cui andrò non è troppo lontano da Te, perché quanto di più autentico c’è nella mia vita è con Te, nel Tuo cuore, nel Tuo sangue, nei Tuoi ricordi. E lì resterà, finchè Tu resterai.
Nel giorno del distacco, mio amato e Maestro, vorrei ringraziarti per tutto ciò che è giunto dalle tue mani. Per il dolore e per la gioia, per il conforto nei giorni della malattia, per il coraggio e la forza che hai trasfuso nella mia anima pavida, per la bellezza che hai colto dalla massa informe di creta che fui, per la donna che sono diventata poi, per la felicità che abbiamo costruito e preservato negli anni, per la condivisione costante di ogni atomo di vita. Ti ringrazio per quanto mi hai insegnato, per l'educazione di vita che hai voluto impartirmi. Spero di aver onorato i Tuoi insegnamenti diventando una buona discepola. Ti ringrazio per il Tuo impegno costante, per avermi presa per mano e aver voluto percorrere con me un cammino lungo e bellissimo: il viaggio estremo dentro noi stessi, in totale e costante condivisione e senza limite alcuno. Ti ringrazio per avermi liberata dalle mie catene di morte, dalle mie paure di vita, per avermi spinta sempre più oltre, fino al limite estremo, verso la libertà interiore. E in quella estrema libertà, mio amato e Maestro, ho trovato l'estremo coraggio di amare senza condizione Te, che sei il Tutto, al di fuori del quale non esiste senso. Ti ringrazio per aver accettato, custodito e alimentato per tutta una vita, la Nostra, il mio dono più grande: il mio amore.
Io non so se anche Tu m’hai amata oppure no. Ad ogni modo, mi sono sentita amata, da Te, tutti i giorni della mia vita. Immensamente.
Red Lilith{LN}

una giornata come tante

Una normale giornata da avvocato.

Nel mio studio, ogni giorno, ci si gioca i Fori legali come fossero gli hotel del Monopoli. “Domani tu vai in udienza nel Tribunale x, io vado in udienza nel Tribunale y, poi ci si incontra nel bar z”. La parte del bar è quella che preferisco.
Oggi il capo è rimasto in loco, a me è toccata la trasferta a Lecce. Città meravigliosa, se non fosse che la sveglia alle cinque del mattino renderebbe inguardabile pure la Cappella Sistina.
Comunque, ho dovuto sacrificarmi per il bene comune, come Balotelli. Treno alle sei, sveglia alle cinque. Niente colazione, non c’è tempo. Niente shampoo, non c’è tempo. Niente trucco, non c’è tempo. Recupero cinque minuti per fare almeno la doccia. Mando un mms di buongiorno al Gufo, con annessa foto del mio risveglio. Il senso subliminale del messaggio voleva essere qualcosa del tipo: “Mi riconosci? Si, sono sempre io, la figona con la quale sei andato a dormire ieri sera”. Deve esserci stato qualcosa di straordinariamente sadico in quel impulso irrefrenabile di spedire al Gufo la prova della devastazione mattutina sul mio volto. Oppure di straordinariamente masochista. Dipende dai punti di vista.
Alle otto approdo in quel di Lecce. Fresca come un crisantemo lasciato a marcire in un vaso di plastica. Sveglia come un lama tra le dune sahariane sotto il sole cocente di mezzogiorno. Bella come… vabbè, avete capito.
In quel di Lecce ho da svolgere due missioni delicate. Chiamo il taxi per raggiungere la prima meta. Il tassista inizia a riempirmi la testa con notizie sul tempo passato, sul tempo presente, sul tempo futuro, con informazioni sul traffico, sull’Inter che ha steso la Roma… discorso quest’ultimo che rapisce decisamente la mia attenzione. E tra una chiacchiera e una bestemmia, non mi accorgo che il furbone non ha attivato il tassametro. Potrei abbozzare una lamentela, ma ho troppo sonno e non ho le energie per litigare.
“Quanto le devo”?
“Dieci euro”.
“Tariffa forfettaria vedo. La conversazione era compresa nel prezzo”?
Silenzio. A questo punto, avrebbe dovuto esserci un ghigno, un sorriso, una risata. Ma evidentemente il tassista non ha gradito la mia ironia.
Scendo dal taxi, mi fiondo nel primo bar malfamato che mi capita sottotiro. Ordino un cornetto e un cappuccino con caffè doppio. Visto il mio stato comatoso, meglio abbondare. Lentamente gli zuccheri entrano in circolo e arrivano al cervello. Recupero parzialmente le mie capacità intellettive. Sembro quasi una persona normale. Adempio ai miei doveri con impensabile precisione e chiamo un altro taxi per la seconda tappa. Destinazione Tribunale. Questa volta il tassista arriva con il tassametro già attivato. 9:40. Che scritto così può sembrare l’orario e invece era la tariffa con la quale partivo prima ancora di partire. Dopo pochi chilometri sono già a 14 euro.
“Scusi, ma quel coso sta segnando la mia corsa”?
“Certo”!
“Ah! E non l’ha azzerato quando sono entrata”?
“L’ho attivato quando sono partito dal parcheggio. La sua corsa inizia da lì”.
“Ah”. Penso che devo avere proprio la faccia del lama se crede di potermi infinocchiare così.
Il tassametro segna 17 euro.
“Le faccio pagare SOLO 10 euro, va bene”?
“Che gentile. Oggi deve essere la mia giornata fortunata. Devo pagarle anche il rientro a casa”?
Silenzio.
A questo punto avrebbe dovuto esserci una risata. Ma questo tassista pare abbia lo stesso senso dell'ironia del tassista precedente.
Arrivo in Tribunale. Sulla porta della cancelleria del Giudice un messaggio lapidario: “Causa indisponibilità del Giudice, l’udienza di oggi è rinviata ad ottobre”.
Indisponibilità? Del Giudice? Dopo essermi svegliata alle cinque del mattino? E iniziano ad affiorare paroline dolci da rivolgere al signor Giudice con la speranza che passi le prossime 48 ore in bagno, in preda alla dissenteria più atroce.
Ritorno in stazione. A piedi. Non perché i tassisti di Lecce mi siano antipatici. Semplicemente… semplicemente Lecce è bella. E poi oggi è una bella giornata di sole. Vale proprio la pena fare due passi.
Red Lilith{LN}

al tramonto

Discende il sole e scompare, languido, tra i palazzi muti, come una donna vogliosa sotto il bianco pudore delle lenzuola. Poi, il vespro si distende su di me con la morbida tenerezza di un amante, e depone il suo quieto respiro sul mio volto stupito. M’accorgo che la luna m’osserva serena, lasciandomi addosso una voglia impudica di ridere.

Così, i miei occhi restano bizzarramente sbarrati e la voce teneramente serrata in gola.
Forse la vita non è altro che questo: “perenne amare i sensi e non pentirsi”.
Red Lilith{LN}

Di cromosomi, di senso civico e di altre storie

…CONTINUA...

(precauzioni d’uso: da leggere solo dopo aver metabolizzato il post di ieri).
Comunque, dicevo… siccome a me sta cosa del mostrarsi moralmente ed eticamente ineccepibili solo se si è in pubblica piazza mi è rimasta sempre un po’ indigesta, mi avvicinai alla donna con la bocca-a-culo-di-papera, imbufalita come un chihuahua cui hanno sottratto i croccantini al manzo, le feci “toc toc” sulla spalla e le dissi “Signora, ha perso qualcosa”. Ma il donnone taglia 46, evidentemente indifferente al mio cromosoma XX, mi attraversò con lo sguardo come si farebbe con un fantasma. Fu allora che sperimentai per la prima volta la terribile sensazione di risultare totalmente indifferente a qualcuno.
Rimasi per qualche secondo tra il perplesso e l’incazzato e conclusi che così non poteva davvero finire.
Cercai nella mia borsa il tesserino di Legambiente, lo mostrai al donnone come si mostrerebbe un distintivo di polizia e con voce un po’ più rauca le dissi “Signora, ha perso qualcosa”. Niente. La signora non mi degnò di uno sguardo. Il mio cromosoma XX mi rendeva assolutamente impercettibile.
Proprio quando avevo deciso di incassare la sconfitta e battere in ritirata, il signore in compagnia del donnone con la bocca-a-culo-di-papera, evidentemente sensibile (lui si!) al mio cromosoma XX, si impettì come un piccione in cerca della copula e con voce suadente disse: “La scusi. E’ una signora piuttosto distratta”. Prese la cartaccia che era stata furtivamente gettata per terra e la ripose in un cestino poco distante da lì.
Ripresi quindi a percorre la mia strada, tronfia e scodinzolante come un chihuahua che ha appena recuperato i suoi croccantini di manzo.
Morale della favola:
- il cromosoma XX può renderti invisibile a bipedi dal cromosoma XX
- il cromosoma XX ti rende certamente visibile ai bipedi dal cromosoma XY
Red Lilith{LN}

Di cromosomi, di senso civico e di altre storie

Mi recavo a lavoro come ogni lunedì. E come ogni lunedì mi muovevo con la stessa disinvoltura di un bradipo sotto il sole.

Ad un tratto apparve lei, inattesa come la Madonna ai pastorelli. Era una donna sulla quarantina, perfettamente vestita, perfettamente truccata, perfettamente phonata. Di quelle che sembra che della vita abbiano avuto tutto. Un tutto che si concentra straordinariamente nei capelli mechati e nelle labbra-a-culo-di-papera “()”. Labbra alla Alba Parietti, per intenderci. Di quelle che sembrano buone per una infinità di cose, ma che (chissà se per anatomia o altro) non sembra abbiano mai pronunciato parole particolarmente illuminanti.
Sia chiaro, non ho nulla contro le meches, men che meno contro i posteriori dei pennuti, ma le due cose combinate nella medesima faccia lasciavano presagire cose strane.
E così fu.
La signora mechata proseguiva nella sua camminata vamp, dispensando sorrisi ai passanti come una star, scrivendo sms con il cellulare che impugnava nella mano sinistra, parlando animosamete al cellulare che impugnava nella mano destra. “Amore! Si amore! Ma certo amore! Ti amo… amore”! Il tutto mentre con la manina smaltata di rosso, faceva segno ad un uomo che era sul lato opposto della strada di avvicinarsi. Un bacio furtivo sulle labbra-a-culo-di-papera e un “shh” in segno d’intesa … Chè lo dice anche la Bibbia: “non sappia la mano destra quel che fa la mano sinistra". E viceversa.
Decisi di gustarmi la scena. Non per curiosità femminile, sia chiaro, ma per approfondire lo studio di sociologia comportamentale che avevo appena deciso di intraprendere. La signora con la bocca-a-culo-di-papera continuò nella sua camminata vamp, e tra un “micio micio” ed un “bau bau” urtò violentemente la mia spalla, facendomi finire di muso contro la vetrina di un negozio. Ora, è vero che la signora aveva le labbra che ostruivano la visuale; è vero che costei era un donnone taglia 46 mentre io mi tenevo stretta la mia 42; è vero anche che il suo mono-neurone era impegnato contemporaneamente in:
- Scambio epistolare;
- Effusioni telefoniche;
- Strusciamento e approfondimento linguistico.
E’ vero anche che, forse complice il silicone che dalle labbra aveva cominciato ad invadere il cervello, la signora in questione non riusciva ad accorgersi della presenza di alcuna forma vivente che non avesse il cromosoma XY. Fatto sta che uno “scusi” dopo avermi scaraventata contro la vetrina, me lo sarei aspettato anche da lei.
Ma proprio quando credevo di aver visto il peggio che costei potesse offrire ad una povera e incolpevole viandante come me, ecco appalesarsi dinanzi ai miei occhi una scena che fece rabbrividire il chihuahua ecologista che dimora nel mio stomaco: il donnone con la bocca-a-culo-di-papera lanciò uno sguardo rapido attorno a sé e, certa di non essere vista (io, in quanto portatrice del cromosoma XX non fui intercettata dal di lei radar), con fare assolutamente disinvolto gettò per terra il fazzoletto con il quale poco prima aveva tentato di sistemare lo sbaffo di rossetto sulle sue labbra-a–culo-di-papera.
Siamo alle solite: le regole esistono e vengono rispettate solo se c’è il rischio che altri ci guardino, possano disapprovare il nostro comportamento e farci pagare il conto delle nostre mancanze. Ma se siamo certi di non essere visti, fanculo alle regole. Facciamo il ca**o che ci pare.
CONTINUA…

Inter - Barcellona

I protagonisti:

Zio Fester
Mercoledì
Morticia
E si. Questa volta la partita è stata spinosa come un cactus conficcato nel deretano. E il triplice fischio finale, ha avuto lo stesso effetto delle gocce lassative dopo aver mangiato troppo a cena: liberatorio.
Diversamente dalla scorsa settimana, però, questa volta non ho nulla da dichiarare sulla qualità indiscussa del gioco, sull’inespugnabilità del fortino, sulla passione dei giocatori (leggi "passione" come sinonimo di "via crucis") sull'arbitro bastardo (che se scopro dove abita gli buco le ruote della macchina), su quanto Mourinho sia un gran figo, su quanto Figo sia un gran figo, su quanto fossi vicina ad avere un infarto quando il Barcellona ha tentato di forzarci il deretano per la seconda volta. Ma tant'è, c'era già il cactus ed hanno dovuto cedere.
Devo dire però che certe serate, per quanto leggere, possono avere dei risvolti imprevisti.
Ho scoperto ad esempio, che ci sono legami che uniscono al di là dei confini geografici e sanguigni. E che quella che credevo fosse la mia amica sorella è in verità la mia amica madre. E che quello che credevo fosse l’Uomo del mio destino è in verità il fratello di mio padre. Una notizia sconvolgente. Degna della più sorprendente puntata di Beautiful.
Red Lilith{LN}