lunedì 2 agosto 2010

al concerto dei deep purple - seconda parte

Ci incamminiamo verso il Foro Boario e penso che, comunque, sarà fantastico. E’ una fiumana di esseri viventi, presenti, percipienti. La prima cosa che mi balza agli occhi è che lì, in quel momento, ci sono almeno tre generazioni di amanti del rock. Al mio fianco c’è una donna con la testa completamente bianca e la maglietta dei Deep Purple. Credo abbia oltre 60 anni e per tamponare la fatica del concerto ha portato con sé una seggiola pieghevole. Dall’altra parte c’è un uomo di 45 anni circa. Ha l’aria di essere un professionista, ma immagino abbia alle sue spalle un passato da rocker e tante notti brave nel cassetto dei ricordi. E’ lì con suo figlio, credo abbia 18 anni o giù di lì. In mezzo ci sono io, che ho poco più di 30 anni. E’ uno spaccato piccolissimo, ma riflette perfettamente ciò che accade in ogni antro del Foro Boario. Giovani attempati e dai capelli bianchi, ragazzini sbarbati che ascoltano musica da vecchi. Il rock, è vero, non invecchia e non fa invecchiare. Si presenta come una donna bellissima, affascinante, calda, sensuale… che non risente dello scorrere degli anni.


Inizia il concerto con Highway Star ed è un vero delirio. La voce di Ian Gillan ha evidentemente perso qualche tono negli acuti, ma nell’ottica complessiva di ciò che sto vivendo, questo è un particolare che conta davvero poco. In compenso, è rimasta indenne l'intensità e le reazioni della folla ne sono prova vivente. Steve Morse, il chitarrista, è davvero in serata e in più di un occasione lascia la folla di pietra. Un oceano di pietra con cuori che battono ad un ritmo frenetico, in perfetta sincronia con la batteria di Ian Paice.

Io sono fuori di me, non ho contezza di dove sono, né di chi sono o con chi. So solo cosa stanno ascoltando le mie orecchie. E le note mi penetrano violentemente, mi rivoltano la pelle, mi contorcono le viscere. Le sento tutte le note: note rock, note metal, note blues, note classiche. Le ascolto, le distinguo, le posizione sulla mia scala emotiva. E l’armonia che ne nasce è perfetta ed intensa, di quella intensità che è da sempre il metro con il quale misuro le cose della vita. A volte chiudo gli occhi e ascolto le note al buio. Per rispetto verso qualcosa che ai miei occhi sfiora la magia, perché non voglio avere alcuna distrazione. L’allestimento essenziale del palco concilia la concentrazione sulla musica: ci sono solo cinque ragazzi che fanno rock. Solo cinque ragazzi, nient’altro. Nessun effetto scenografico, niente che non sia musica. Due ore e mezza di assoluta immersione nei ritmi e nei colori del mio sangue. È stata una serata che non dimenticherò mai.

Red Lilith{LN}

Nota di servizio: Lord, in quella fiumana di gente, in quell’oceano di corpi che mi circondavano da ogni parte, sono riuscita a controllare il respiro. Senza paura.

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