lunedì 2 agosto 2010

Bolle

Ci sono sere in cui il dolore ha i colori leggeri di una danza collettiva, che passa di mano in mano, di corpo in corpo, di mano in corpo. E ad ogni passo, quel dolore perde un po’ di quel che è, fino a divenire pura rappresentazione di sé. Ci sono sere in cui gli equilibri camminano su un corpo steso sul pavimento freddo, o corrono nel caldo abbraccio della canapa. Ci sono sere in cui il dolore non fa alcun rumore, non ha forma, non ha un colore. Resta racchiuso in una lacrima trattenuta appena, perché è un dolore troppo intimo per essere condiviso e troppo misero per andarne fieri. Ed è un dolore che non danza, che non urla, che non si libera. Lascia la lacrima trattenuta poco e male e diventa una bolla, piccola, che si ferma in gola, a metà, e non scende e non sale, e non ti fa piangere, ma nemmeno ridere, e si gonfia fino ad implodere. Non te ne liberi. Di un dolore imploso non ti liberi. Chissà com’è che un rimprovero mi fionda addosso peggio della più crudele delle fruste. Ci sarebbe voluto un ago, quella sera, per liberarmi del mio piccolo dolore. Ho la sensazione, a volte, che ci siano nodi interiori non sciolti, anfratti che nascondono ancora qualche bolla. Ho la sensazione, a volte, che ci sia una, due, decine di bolle, disseminate qua e là, che racchiudono emozioni che non si liberano.Ho la sensazione a volte, di essere percorsa da un fiume di minuscole bolle che non so far scoppiare. E in quei momenti sento tutta la frustrazione di sentire la forza delle mie passioni, della mia energia, delle mie emozioni… ma che restano racchiuse lì, chissà come, in quelle bolle inesplose, ferme a metà gola. Questa incapacità di trovare gli aghi delle emozioni è stato il mio più grande dolore. Avrei voluto farle esplodere. Avrei voluto trovare l’ago per farle esplodere. Perché da un po’ di tempo mi assilla il pensiero che tutto è adesso, e che ciò che non vivi, che non dici, che non fai adesso, è irrimediabilmente andato. Mi assilla il pensiero, da un po’ di tempo, che una emozione non vissuta, non donata, è una emoziona inutile o quanto meno mutilata. Tanto più se quell’adesso viene strappato a morsi al tempo che corre e alla distanza che separa. Ho sentito il dolore per lo spreco di quelle ore trascorse senza riuscire a darti la dimensione delle mie emozioni. Lo sento ancora. Sbaglierai ancora, e ti perdonerò. Sbaglierò ancora e mi perdonerai”. Sono io che non mi perdono. Ho lasciato andare un giorno di vita… proprio io che so, oggi, quanto ogni attimo di vita sia prezioso.

Red Lilith{LN}

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