lunedì 2 agosto 2010

Di cromosomi, di senso civico e di altre storie

Mi recavo a lavoro come ogni lunedì. E come ogni lunedì mi muovevo con la stessa disinvoltura di un bradipo sotto il sole.

Ad un tratto apparve lei, inattesa come la Madonna ai pastorelli. Era una donna sulla quarantina, perfettamente vestita, perfettamente truccata, perfettamente phonata. Di quelle che sembra che della vita abbiano avuto tutto. Un tutto che si concentra straordinariamente nei capelli mechati e nelle labbra-a-culo-di-papera “()”. Labbra alla Alba Parietti, per intenderci. Di quelle che sembrano buone per una infinità di cose, ma che (chissà se per anatomia o altro) non sembra abbiano mai pronunciato parole particolarmente illuminanti.
Sia chiaro, non ho nulla contro le meches, men che meno contro i posteriori dei pennuti, ma le due cose combinate nella medesima faccia lasciavano presagire cose strane.
E così fu.
La signora mechata proseguiva nella sua camminata vamp, dispensando sorrisi ai passanti come una star, scrivendo sms con il cellulare che impugnava nella mano sinistra, parlando animosamete al cellulare che impugnava nella mano destra. “Amore! Si amore! Ma certo amore! Ti amo… amore”! Il tutto mentre con la manina smaltata di rosso, faceva segno ad un uomo che era sul lato opposto della strada di avvicinarsi. Un bacio furtivo sulle labbra-a-culo-di-papera e un “shh” in segno d’intesa … Chè lo dice anche la Bibbia: “non sappia la mano destra quel che fa la mano sinistra". E viceversa.
Decisi di gustarmi la scena. Non per curiosità femminile, sia chiaro, ma per approfondire lo studio di sociologia comportamentale che avevo appena deciso di intraprendere. La signora con la bocca-a-culo-di-papera continuò nella sua camminata vamp, e tra un “micio micio” ed un “bau bau” urtò violentemente la mia spalla, facendomi finire di muso contro la vetrina di un negozio. Ora, è vero che la signora aveva le labbra che ostruivano la visuale; è vero che costei era un donnone taglia 46 mentre io mi tenevo stretta la mia 42; è vero anche che il suo mono-neurone era impegnato contemporaneamente in:
- Scambio epistolare;
- Effusioni telefoniche;
- Strusciamento e approfondimento linguistico.
E’ vero anche che, forse complice il silicone che dalle labbra aveva cominciato ad invadere il cervello, la signora in questione non riusciva ad accorgersi della presenza di alcuna forma vivente che non avesse il cromosoma XY. Fatto sta che uno “scusi” dopo avermi scaraventata contro la vetrina, me lo sarei aspettato anche da lei.
Ma proprio quando credevo di aver visto il peggio che costei potesse offrire ad una povera e incolpevole viandante come me, ecco appalesarsi dinanzi ai miei occhi una scena che fece rabbrividire il chihuahua ecologista che dimora nel mio stomaco: il donnone con la bocca-a-culo-di-papera lanciò uno sguardo rapido attorno a sé e, certa di non essere vista (io, in quanto portatrice del cromosoma XX non fui intercettata dal di lei radar), con fare assolutamente disinvolto gettò per terra il fazzoletto con il quale poco prima aveva tentato di sistemare lo sbaffo di rossetto sulle sue labbra-a–culo-di-papera.
Siamo alle solite: le regole esistono e vengono rispettate solo se c’è il rischio che altri ci guardino, possano disapprovare il nostro comportamento e farci pagare il conto delle nostre mancanze. Ma se siamo certi di non essere visti, fanculo alle regole. Facciamo il ca**o che ci pare.
CONTINUA…

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