giovedì 5 agosto 2010

Il Maestro e il Suo Riflesso

Sono all'estremità del Tuo laccio e sento la Tua mano che mi tira a sé. Ad ogni strappo avverto un bruciore lieve sulla pelle, ma non è ancora male. Ogni tanto penso di aver spostato più in là la mia soglia del dolore. E ogni tanto penso che sia un buon affare.
Ogni collare indossato grava su chi lo porta con il peso della responsabilità. Ci sono volte in cui ne sento tutto il carico sulle mie azioni, e prego le stelle di esserne sempre degna custode. Ma credo che farei a pezzi chiunque volesse portarmelo via. Ogni tanto il peso mi sbilancia, spostando un po’ più in là il mio baricentro. Incedo lentamente verso la Tua mano, ed ho lo sguardo perso dietro i miei passi. Chino la fronte al suolo e scopro nel piacere di andare incontro al mio destino, una gioia sottile ed arcana. Sollevo il capo e Ti guardo. Il mio sguardo è adorante, ed è un’adorazione rivolta anche verso la donna che vedo riflessa nei Tuoi occhi. La luce e l’ombra che un tempo dannavano le mie notti, non lottano più tra loro. Ma scorrono insieme, come una corrente sola, scivolando languidamente tra le Tue lenzuola. Rinnovamento, rivoluzione della percezione. Scivolo sul piano inclinato della consapevolezza e non so più fermarmi. Sono tutto ciò che vedo riflesso nei Tuoi occhi. Anche la terra e il cielo e la luna che stasera è così bella. Solo guardando nei Tuoi occhi riesco a riconoscere l'abisso del nulla o l'abisso del tutto e a caderci dentro senza timore. Senza più nome. Senza più peso.
Red Lilith{LN}

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