lunedì 2 agosto 2010

In carne, spirito e fuoco

Entrai in quella stanza. Sicura… bellissima... luminosa come non ero mai stata... Donna. Lo ero senza volerlo. Per la prima volta nella mia vita.

I capelli rossi e fluenti si posavano sul decolté. E sorridevano. Rumore di tacchi leggeri e decisi.
Quello era il mio posto. Ogni posto sarebbe stato mio, d’ora in poi. Lo sapevo io. Lo sapevano loro che mi guardavano diffidenti. E si chiedevano chi fosse quella straniera che aveva osato sfidare il gelido rigore di quel nero. L’insipido sapore della morte.
Mi guardavano con sospetto. Sguardi curiosi e imbarazzati. Non era questione di look. Non solo almeno. Erano gli occhi. Lucenti. Ed il carattere che emergeva dal suono leggero e deciso dei miei passi.
“Quasi quasi non ti riconoscevo”, disse lui. “Dove sei stata”?
Sorrisi. “Nascosta”.
“Ho lasciato una ragazza insicura… remissiva. Ti ritrovo consapevolmente pericolosa. Dov’è finita la brava ragazza che ho conosciuto… quella inoffensiva…”?
Lo guardai in silenzio. Il mio sorriso si fece rassicurante. Ma non bastò. Abbasso lo sguardo e andò via. E in quelle spalle che si allontanavano lessi un presagio. Il segno evidente del prezzo che avrei dovuto pagare per essere: la diffidenza. La solitudine. Non mi importò.
Quella sera recitai il ruolo dell’agnellino impaurito. Così… giusto per vedere che effetto facesse. Stavo inscenando per la prima volta il personaggio che non m’era mai appartenuto. E che pure credevo fosse mio. Mi allontanai dalla folla. I miei occhi cercavano il mondo oltre la finestra. Che sapevo di poter aprire in qualunque momento. Lui mi si avvicinò. Visibilmente impaurito. “Dimmi… perché sei sparita allora”? Mi chiese impaziente.
“Perché sono morta”, risposi. "E dopo tre giorni sono rinata. In carne, spirito e fuoco".
Red Lilith{LN}

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