lunedì 2 agosto 2010

Nel dolore nasciamo, viviamo liberandocene.

Ti svegli un giorno… e capisci che puoi essere molto più bella di così. Capisci che tutto il nero con il quale ti rivesti non mette in luce le tue bellezze, ma le nasconde.
Ti svegli un giorno… ti guardi allo specchio e ti dici: NON VOGLIO PIU' ESSERE UNA VITTIMA.
Ti svegli, all’improvviso. Ed impari ad apprezzare anche le tue cicatrici (chè se sei quel che sei lo devi anche a loro). Lasci il bisturi nel cassetto e smetti di cavare sangue dalle vecchie ferite.
C'è un certo gusto masochista nel farlo, lo so. Ci provochiamo dolore, ci stuzzichiamo le ferite, fino a farle sanguinare. E nei momenti di sofferenza autoindotta cerchiamo un abbraccio che ci dia conforto. Ma in quei momenti, l’ultima cosa di cui abbiamo veramente bisogno è una coperta calda. Ciò che invece ci serve è di essere riportati alla realtà. E solo dopo, quando avremo trovato lucidità e quiete.. solo allora avremo meritato quel caldo abbraccio. (Perché l’abbraccio è un premio per il nostro coraggio e non la soluzione alle nostre paure).
E si, a volte siamo dei bambini che si stuzzicano le crosticine fino a farle sanguinare. E a volte piangiamo, perché la prima cosa che impariamo venendo al mondo è che se vogliamo farci ascoltare dagli adulti dobbiamo piangere. Ma adesso siamo adulti anche noi e non abbiamo più bisogno di frignare per farci sentire.
Dicono che quando un bimbo piange per catalizzare l'attenzione dei grandi, non lo si deve cullare, bisogna lasciarlo stare. Quando smetterà di piangere lo si abbraccerà. Fa male piangere da soli anzichè in un caldo abbraccio. Ma aiuta a crescere prima. E aiuta a farci capire che l'affetto è svincolato dal dolore.
Si vive meglio quando lo si capisce. Ci si libera di una zavorra inutile. Capisci che tutto quel dolore non ti serve a nulla. E lo butti via.
Red Lilith

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