lunedì 2 agosto 2010

Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male...*

Una buca scavata a pochi metri dalla mia stanza. Colma di cose che non volevo più portarmi addosso: una croce in legno massiccio, una foto sbiadita, qualche pagina di diario lacerato. Vi avevo sepolto la tensione di camminare su un filo di lana, l’ho sostituita con un'altra tensione, quella dell'attesa nel terminal di un aeroporto, dei passi lievi nel corridoio, dell’ombra che spunta dietro una porta. Vi avevo sepolto lacrime di sofferenza, le ho sostituite con lacrime di piacere e di emozione. Vi avevo sepolto la rabbia. La rabbia non è la via e appesantisce il corpo con le sue tossine. Di fronte a certe cadute vertiginose, ti accorgi che un paio d’ali di carta non bastano e che non esistono ali sufficientemente robuste da reggere corpi pesanti come macigni. Si può solo precipitare, lasciarsi andare, abbandonarsi alla caduta. Finché non si arriva al suolo. E poi lì provare ad alzarsi e a camminare. Quando iniziò la mia caduta, invocai un dio in carne e sangue, senza altari e senza devoti. Diversamente dal dio dei cieli, Lui arrivò. Copulammo a lungo e profondamente. Copulammo come due belve feroci e affamate di umori. Mi penetrò corpo, mente e cuore. E con infinito stupore appresi che le vecchie ferite non sanguinavano più. Anche gli squarci più dolorosi possono contenere il loro folle, osceno, orgasmo.


Red Lilith{LN}

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