lunedì 2 agosto 2010

percezioni

- Alëša, non ho fede…


- Ciò non significa che Dio non esista… ci sono cose dell’uomo e del mondo che esistono anche se non le abbiamo mai personalmente sperimentate…

- Alëša, ho sperimentato tutto sul falso amore e sui mille modi di non amare, ma non ho mai conosciuto l’Amore…

- Ciò non significa che l’Amore non esista. L’essere umano somiglia sempre più ad un guscio disabitato dal sentimento. Non immagina, non si incanta, non sogna, non rincorre i misteri dell’anima né quelli della carne.

- L’essere umano ha paura di ciò che sfugge ad ogni ordine e controllo. Come l’amore…

- Come l’estremo. Come il piacere estremo. Come l’amore estremo. Eppure, c’è un’aspirazione umanissima che è al tempo stesso carnale e divina e tuttavia trascende la carne a lo spirito, fino a diventare qualcosa di sublime: l'Assoluto, quella condizione al di fuori della quale null'altro esiste.

- Raggiungere questa condizione presuppone mettere a rischio il proprio Io…

- L'Io… l’accomodato Io, il consolato, l’usurpatore, l’usuraio di sé stessi e degli altri. L’Io è una prigione che ti rinchiude nello spazio angusto delle proprie sbarre.

- Ma aperte quelle sbarre, il rischio è di cadere nel vuoto…

- Le percezioni superiori e sublimi passano attraverso la disgregazione di quell’Io ingessato, attraverso la caduta vertiginosa nello spazio esterno alle proprie sbarre.

- Ma così si diventa vulnerabili…

- Cosi si diventa liberi. L’alternativa è la prigionia all’interno della propria misera cella.

- Ma il consolidamento dell’Io non è la destinazione del nostro viaggio?

- Il consolidamento dell’Io è solo una tappa intermedia, non è la destinazione.

- Ma l’"Altro" che ruolo ha in tutto questo?

- L’"Altro" può essere lo specchio che riflette l’immagine della tua esistenza o peggio ancora lo strumento attraverso il quale esistere. Oppure può essere destinazione e destinatario della tua accresciuta percezione delle cose. "Se illuminata, l’anima non può che essere quello che ama".

Red Lilith{LN}

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