lunedì 2 agosto 2010

a proposito di mea culpa

L’avevo detto in tempi non sospetti: "o io non capisco una cippa di calcio o Lippi è un genio incompreso". Non voglio dire “ve l’avevo detto", ma…

Comunque, non è questo che conta. Quanto piuttosto quel disgustoso mea culpa in pubblica piazza, quella processione di Maddalene penitenti apparse in tv… Lippi in prima fila e i giocatori, uno dopo l’altro, dietro di lui. Come se le pubbliche scuse bastassero a sopperire alla schifezza. Come se il mea culpa potesse compensare la mancanza di impegno, gli errori grossolani, l’eccesso di boria.
Ma quel che mi infastisce maggiormente è quel sentimento di pietismo, tutto cattolico, di chi dinanzi ad un “mea culpa” non è capace di proferir parola. Ed anzi, si sente in dovere di consolare il malcapitato, che con una pubblica ammissione di colpa ha redento per sempre la propria anima.
E mi torna in mente un passo di un libro che mi è caro, “il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago: “Magro capelli lisci, la testa piegata verso la terra che dovrebbe inghiottirlo, due volte condannato, a morte e all’inferno, questo misero relitto può essere solo il Cattivo Ladrone, in fin dei conti un uomo rettissimo, cui è rimasto quel po’ di coscienza che gli impedisce di fingere di credere, al riparo di leggi umani e divine, che un minuto di pentimento basti a riscattare una vita intera di malvagità o una sola ora di debolezza”. Ci vorrebbe più coerenza. Ci vorrebbero più Ladroni Cattivi.
Red Lilith{LN}

Nessun commento:

Posta un commento