giovedì 5 maggio 2011

Al microscopio

Stavo leggendo Copote, quando mia sorella Clara rientrò a casa da lavoro. Posò l’ombrello sul pianerottolo, si tolse le scarpe bagnate ed entrò in cucina mentre puliva le lenti degli occhiali. Le chiesi se aveva avuto una giornata pesante, mi disse di si. Seduta comodamente sul divano, le gambe accavallate con eleganza, iniziò a guardarsi intorno. Prese nota del rum sul tavolo, di quanto ce ne fosse ancora nella bottiglia, dei mozziconi spenti nel portacenere. Cercai di nascondere con il piede le mutadine che avevo lasciato a terra, ma non ci riuscii. Credo che passare in rassegna le cose fuori posto della mia vita, fosse per Clara non solo un hobby, ma anche un modo per adempiere al suo ruolo di sorella maggiore.
Clara lavorava in un laboratorio di analisi e immagino avesse sviluppato una certa propensione allo studio di cose e persone attraverso il microscopio. Era abilissima. Una volta notò del cioccolato nella dispensa, ne dedusse che avevo litigato con Armando. Ed era vero.

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