giovedì 5 maggio 2011

I giorni neri del calendario

Prima di cominciare a scrivere, mi sfioro le braccia. Che è come abbracciare Te.

Dicono che ho il sorriso triste. Forse perché c’è un sole tiepido che non riscalda, o perché la luce è fuori e rimbalza sui vetri frenati dalle inferriate. E’ che quando la vita pulsa, la sento guizzare veloce come un pesce sulla rena e s’agita in battiti che si rincorrono, separando ciò che è da ciò che è stato. Dicono che ho gli occhi tristi. E' che ricordano con ingordigia i giorni che ho alle spalle e che non sono più. Mi accade in questi momenti, di ripercorrere l’autostrada che taglia i monti, sentire la neve che si posa sul mio berretto di lana, incantarmi al luccichio di una carta di cioccolata. Chissà se è ancora incastrate tra quelle pietre.
Dicono che le cose passano e che poi ritornano. Come le stagioni. E che ritornerò a ripercorrere le stesse strade e a calpestare la stessa terra e non solo nei ricordi. Ritornare. Tipo in quel castello arroccato sull’altura, o in quel bosco pieno di funghi che non ho colto, o su quel sentiero che porta al San Bernardo e che ho percorso assieme a Te.
Dicono che a volte scrivere è come lasciarsi bagnare dalla pioggia. Dicono che la malinconia è passeggera, come le nuvole quando è estate. Io so che come una stagione, va. E che quindi poi torna, che poi inaspettatamente ti riscalda e poi ancora ti abbandona.
Preparo una tazza di tè bollente e traccio un’altra asticella sul calendario. Dicono che dovrei pensare a domani per non sentire il peso di un oggi che non passa. Ma ci sono giorni che vanno vissuti per ciò che sono: attimi che suggeriscono il sentimento della mancanza, giorni di attesa. Importanti come quelli che ho cerchiato in rosso sul calendario.
Red Lilith{LN}

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