giovedì 5 maggio 2011

Tripartita

Primo giorno




Sono le nove di sera. Quando esco dall’aeroporto ho freddo e quando ho freddo la pelle mi duole ad altezza dell’inguine e mi duole il seno. Il sinistro. Sinistro si, il sinistro. Percorriamo l’autostrada che ci porta alla Valle, in silenzio. Sinistro si, anche il silenzio. A nord è inverno.

Mi resta poco da vivere, infinitamente. Sarebbe poco anche se avessi ancora cento anni di vita non vissuta. Penso allo spreco di vita in azioni noiose, in pensieri di accademia. Penso ai pensieri natali, ai pensieri mortali. Penso che il tempo dell’accumulo è trascorso, e che per il resto dei cento anni che potrò ancora vivere, dovrò procedere per impoverimento. Penso, mentre l'automobile procede in autostrada, tra fari che sembrano occhi rossi. Penso velocemente, come l'auto che ci conduce a casa, ma la comprensione è ancora troppo lenta. I pensieri sfuggono. Vanno sempre più avanti, sorpassano gli occhi rossi che ci precedono. Resto indietro. Trapasso le viscere di un monte sovrastato da un castello. Inizio a sentirmi a mio agio.
Sono le dieci e trenta di sera e siamo a casa. l’inguine mi duole ancora, il seno non più.
Secondo giorno
Ho fatto un viaggio a ritroso nel tempo. Quando usciamo dalla metropolitana, mi ritrovo Altrove. Altrove è ad un’ora in meno da casa. Devo regolare l’orologio, inizio già a procedere per sottrazione.
Altrove ha odori forti e molteplici. Annotazioni: la forte molteplicità ha un odore tenue di identità.
Altrove è il luogo del pensiero frammentato e sottratto, quindi impoverito. E’ il mio pensiero, vivisezionato e scandito dai rintocchi del Big Ben. Altrove è luogo molteplice e frammentato che non respinge alcun pensiero. Altrove ha una torre sinistra, come il seno che mi duole al freddo, o il silenzio nell’automobile che ci conduce alla Valle. Altrove è grigia e fumosa nel sovrastrato, dipinta e inedita sul suolo, pulsante e febbricitante nel sotterraneo. Altrove è così ricca che mi costringe all’impoverimento materiale. Altrove mi piace.
Sesto giorno
Sono le sei del pomeriggio inoltrato (o della sera appena accennata). Esco dall'aeroporto ed è mite. A Sud è ancora autunno (o è già primavera). Rientro nel luogo natale, ambiguo come l’avevo lasciato, appena più a destra dell’oriente e un po’ più a nord del sud più vero. Ritorno nel limbo del tenue, del pensiero doppio-sensista, dell’azione circolare, quindi viziosa. L’inguine non duole più. Il pensiero natale mi annoia ancora.
Red Lilith{LN}

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