lunedì 8 luglio 2013

Angelo, te lo scrivo qui cosa mi è rimasto di questo week end. E te lo scrivo subito, perchè temo di dimenticare il concetto. Volevo andare a Brescia per morire un giorno o due, per distruggermi e distruggere con me le mie debolezze. Convinta che dopo tanta devastazione avrei sentito il bisogno di reagire e di riprendere il mio coraggio a due mani... o tirarlo fuori a morsi, se necessario. E invece è successo altro. E' successo che ho trovato qualcosa, lì, che qui, dove vivo, trovo (quando va bene) in rapporti singoli, ma non in maniera così estesa e capillare: il mutuo soccorso. Quei ragazzi sono gran parte operai licenzianti o cassintegrati, quindi ragazzi con cazzi seri, serissimi, perchè molti di loro hanno un mutuo che non riescono più a pagare e famiglie che non riescono più a mantenere. Che siano bikers e rockers,bevano birra come fosse acqua e Dostoevskij non abbiano mai avuto il tempo di chiedersi chi fosse, conta poco. E' una cosa che li descrive, ma li rappresenta solo in parte. Sorridono, E messi insieme, questi ragazzi, formano una rete di salvataggio in cui tutti sorreggono ognuno. E', se vogliamo, una struttura semplice, antica, preistorica direi, ma è una dinamica che qui, dove vivo, non vedo più, Perchè qui, dove vivo, conta dimostrare cosa hai, che stai bene e sei felice anche se non è vero. E' successo che lì a Brescia, l'operazione soccorso è stata messa in moto, in modo automatico, anche nei miei confronti, Io, che loro non sapevano nemmeno chi fossi, ma che in qualità di avvocato, ai loro occhi, dovevo sembrare una ragazza fortunata. E' probabile però che  l'avessi scritto in faccia che non è che stessi proprio bene. E' stato un tendersi di mani, un respiro nuovo quello che ho sentito lì a Brescia, E lo so che non durerà per sempre, e che mi basterà poco per perderlo, giusto il tempo di risentire lo scrocco individualista che si respira qui, a Bari. Sperò che duri a lungo però. O di rinnovarlo.

mercoledì 3 luglio 2013

La fuga

  • Angelo, ti scrivo qui perché oggi sono un fiume. E fa niente se non risponderai, scrivo io. Che ne ho bisogno. 
    A mia madre hanno diagnosticato l'Alzheimer. Ieri ha minacciato di gettarsi dal ponte e oggi hanno dovuto bloccarla, perché stava per farlo davvero. A casa mia si sta scatenando una guerra fraticida. Cinque sorelle, in un tutte contro tutte, con alcune che rinfacciano ad altre cose vecchie, vecchissime (chi ha avuto più dalla mamma? chi ha avuto meno? chi ha avuto più se ne occupi!) Con me che resto immobile come una statua di sale, incredula, perché questa tegola proprio non l'avevo prevista. E insomma, analizziamo. Ho 36 anni, forse a luglio non avrò i soldi per pagare le tasse, ho una vita emotiva assolutamente instabile, una madre che forse la prossima volta che ci vedremo nemmeno mi riconoscerà, e l'unica rete di salvataggio che credevo di avere, le mie sorelle, si sta strappando da ogni lato. E insomma, a vederla così la faccenda direi che sto proprio nella merda.
    Non ce la faccio a restare qui, mi sembra di impazzire. Vorrei urlare come una pazza e piangere come una disperata e credo che potrei farlo da un momento all'altro. E allora oggi ho organizzato la fuga. Ho prenotato un volo per Milano, trascorrerò una serata alcolica, lì, con alcuni amici, una notte disperata, che mi faccia dimenticare tutto per qualche ora, una notte alla quale spero di non sopravvivere. Ma se sarò così sfortunata da sopravvivere, spero di svegliarmi venerdì in una stanza d'albergo con un grande cerchio alla testa, gli abiti che puzzano di alcol e una idea buona per affrontare tutto questo casino. E sempre che riesca a sopravvivere a tutto questo, raggiungerò altri amici a Brescia e ci resterò fino a domenica. E spero che anche lì ci sia tanto da bere e tanto altro ancora per dimenticare quello che mi aspetta a casa lunedì.
    E insomma, lo so che come strategia di sopravvivenza non è un granché, ma nonostante la sua apparente follia, è la sola cosa sensata che mi sia venuta in mente per affrontare la mia disperazione.
    La vita mi sta chiedendo di prendermi cura di lei. Io che non so badare nemmeno a me stessa. Non son farlo, a 36 anni, non sono pronta. E insomma, il buon senso, la logica, mi suggeriscono di precipitarmi a Taranto. E invece io sto fuggendo a Brescia, come una ladra. Nel tentativo folle di non pensare a ciò che resta qui e che dovrò ritrovare e che non so affrontare. E mi sento anche abbastanza misera per questo. Ma non sono capace di fare diversamente.
    Voglio un week end, uno, che mi distrugga. Mi capisci?