mercoledì 3 luglio 2013

La fuga

  • Angelo, ti scrivo qui perché oggi sono un fiume. E fa niente se non risponderai, scrivo io. Che ne ho bisogno. 
    A mia madre hanno diagnosticato l'Alzheimer. Ieri ha minacciato di gettarsi dal ponte e oggi hanno dovuto bloccarla, perché stava per farlo davvero. A casa mia si sta scatenando una guerra fraticida. Cinque sorelle, in un tutte contro tutte, con alcune che rinfacciano ad altre cose vecchie, vecchissime (chi ha avuto più dalla mamma? chi ha avuto meno? chi ha avuto più se ne occupi!) Con me che resto immobile come una statua di sale, incredula, perché questa tegola proprio non l'avevo prevista. E insomma, analizziamo. Ho 36 anni, forse a luglio non avrò i soldi per pagare le tasse, ho una vita emotiva assolutamente instabile, una madre che forse la prossima volta che ci vedremo nemmeno mi riconoscerà, e l'unica rete di salvataggio che credevo di avere, le mie sorelle, si sta strappando da ogni lato. E insomma, a vederla così la faccenda direi che sto proprio nella merda.
    Non ce la faccio a restare qui, mi sembra di impazzire. Vorrei urlare come una pazza e piangere come una disperata e credo che potrei farlo da un momento all'altro. E allora oggi ho organizzato la fuga. Ho prenotato un volo per Milano, trascorrerò una serata alcolica, lì, con alcuni amici, una notte disperata, che mi faccia dimenticare tutto per qualche ora, una notte alla quale spero di non sopravvivere. Ma se sarò così sfortunata da sopravvivere, spero di svegliarmi venerdì in una stanza d'albergo con un grande cerchio alla testa, gli abiti che puzzano di alcol e una idea buona per affrontare tutto questo casino. E sempre che riesca a sopravvivere a tutto questo, raggiungerò altri amici a Brescia e ci resterò fino a domenica. E spero che anche lì ci sia tanto da bere e tanto altro ancora per dimenticare quello che mi aspetta a casa lunedì.
    E insomma, lo so che come strategia di sopravvivenza non è un granché, ma nonostante la sua apparente follia, è la sola cosa sensata che mi sia venuta in mente per affrontare la mia disperazione.
    La vita mi sta chiedendo di prendermi cura di lei. Io che non so badare nemmeno a me stessa. Non son farlo, a 36 anni, non sono pronta. E insomma, il buon senso, la logica, mi suggeriscono di precipitarmi a Taranto. E invece io sto fuggendo a Brescia, come una ladra. Nel tentativo folle di non pensare a ciò che resta qui e che dovrò ritrovare e che non so affrontare. E mi sento anche abbastanza misera per questo. Ma non sono capace di fare diversamente.
    Voglio un week end, uno, che mi distrugga. Mi capisci?


1 commento:

  1. Sì, immagino che Angelo ti possa capire.
    Vai di distruggiti.
    Ma poi torna e riprenditi in mano l'esistenza. Ché non è un giocattolo.

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